La classe non è carta

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Nei processi di valutazione dell’efficacia manca l’uomo

Da poco le scuole hanno pubblicato il Piano Triennale dell’Offerta Formativa (PTOF), che, a richiesta del Ministero, dovrebbe contenere il Piano di Miglioramento (PDM), elaborato in relazione ai punti di criticità rinvenuti nel Rapporto di Autovalutazione (RAV).
Già il profluvio di acronimi è un aspetto inquietante della vicenda; di sicuro non ha niente di umano.
Tuttavia non si può negare una certa utilità al percorso che il Ministero ha prescritto alle istituzioni scolastiche, a partire dalle prove INVALSI per finire col rapporto di autovalutazione. Si è stati costretti a riflettere sull’oggettiva efficacia della scuola in ordine agli esiti di apprendimento dei propri alunni.
Una prima obiezione potrebbe riguardare l’effettiva funzionalità delle prove INVALSI nel valutare quantitativamente la qualità di una scuola. Per quanto si dica che le prove INVALSI hanno solo un valore interno all’istituzione scolastica, con la pubblicazione degli esiti all’interno del Rapporto di Autovalutazione diventano parametri alla portata di tutti.

Leggi tutto l’articolo di Giuliano Romoli su La Libertà del 30 gennaio

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