#iostocolcalcio

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In questi giorni il calcio ha dato il peggio di sé, non si è proprio fatto mancare nulla: dalla vicenda Sarri-Mancini, al gruppo di genitori che hanno fatto rissa a Fiorano durante una partita di Allievi, passando per l’insulto del romanista De Rossi allo juventino Mandzukic.

Direi tre episodi di una gravità enorme, senza se e senza ma. Eppure solo il “finocchio” di Sarri all’allenatore dell’Inter ha avuto un’eco incredibile tra social, giornali e tv.

Sarà che la questione omofoba è diventata un grande “spauracchio” soprattutto in questo periodo di legge sulle unioni civili, sarà che nessuno si aspettava che gli attori di questo teatrino degli orrori fossero proprio i mister a bordo campo, ma lo sdegno è stato forte. E da mister cosa dici ai tuoi ragazzi?

Quello che mi sta più a cuore è che i ragazzi abbiano la loro idea  su tutto ciò che capita attorno a loro e che non si appiattiscano sull’onda emotiva di facebook. Mi accorgo sempre di più che stiamo creando dei fantocci. Tutto è già confezionato su misura: genitori iperprotettivi che giustificano all’infinito la condotta del proprio figlio, bambini che se non l’hanno vinta piantano il muso e non vogliono più giocare. Gli adolescenti poi non sanno più cosa sia l’autocritica. O si automassacrano o hanno un ego alla Cristiano Ronaldo e si sentono campioni… senza voler far fatica. Cristiano Ronaldo suda e non poco per essere quello che è. Sono piatti. Seguono la massa in tutto. Chiaro, l’ho fatto pure io alla loro età. Ma oggi, a differenza di allora, se provi a mettere in difficoltà un ragazzino, anche solo cambiandogli ruolo in campo, diventa quasi una tragedia. Non oso pensare quando andranno a fare un colloquio di lavoro: l’unica cosa che mi verrebbe in mente è Checco Zalone nel film Quo Vado mentre fa il suo di colloquio…

a bordo campo

Interrogati sull’episodio i ragazzi hanno detto la loro idea. E mi è piaciuto un sacco. Di contro ho detto che se mai dovessi sentire uno di loro dire certe cose, ovviamente non vedrebbe più il campo per un po’. La cosa più difficile del giocare a calcio è saper usare la testa. Sapersi controllare. Ma per chi ha masticato un po’ di vita pallonara sa che la cosa è ardua e si impara solo attraverso degli sbagli. Da qui a quando smetteranno di giocare ne sentiranno di cotte e di crude e dovranno imparare a farsene una ragione, ma soprattutto a capire e comprendere perché certe situazioni accadono: anche quelle più deplorevoli fanno parte del mondo.

Non invidio né Sarri né Mancini: allenare sotto quella pressione non è affatto facile. Non li giustifico, ma provo a capire il tecnico del Napoli: sei sotto di un gol, prendi il secondo, può scapparti qualcosa, anche se non deve. Ma la cosa deve morire li, a bordo campo. Non merita lo strascico di parole che ha avuto. Del calcio dovremmo esaltare solo le belle cose: gesti tecnici.. gesti di fair play… ma non sono così “social” come un insulto. Cari perbenisti che vi siete scandalizzati così tanto, venite a vedere una partita di Allievi o di Juniores. Vorrei vedere cosa avreste da dire. Volano bestemmie, volano insulti di ogni tipo e genere… E a domarle o a provare a farlo c’è solo il mister e un arbitro preso a male parole da ogni parte, a cominciare dai quei papà e da quelle mamme che seduti in tribuna sentono gli improperi dei loro figli.

Ho chiesto a un ragazzo: perché bestemmi? Non mi ha saputo rispondere. Genitori, i vostri figli forse dovrebbero  essere meno social ed essere un po’ più persone capaci di pensare da sole. Il problema non è il calcio: un ragazzo passa solo dieci ore in campo durante una settimana. Riflettere…

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