Il Vescovo interviene sul valore della famiglia

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Pubblichiamo la seconda parte dell’intervento pronunciato dal vescovo Camisasca a conclusione del convegno “Il bisogno di Dio e la cultura dell’incontro” di sabato 23 gennaio all’università di Reggio Emilia.

Nel discorso di san Prospero ho parlato di Dio come di un bene necessario per tutti. Anche per chi non crede in lui. Ripeto: è un’espressione paradossale, con cui ho voluto dire che il male più grande che possa succedere ad una società accade quando l’uomo pensa di essere Dio. In questi casi, nella storia antica e recente, nascono le guerre, le sopraffazioni, le ideologie. Quando l’uomo invece si riconosce come creatura, debole e imperfetta, bisognosa dell’aiuto di Dio e degli altri, allora può cercare di costruire assieme agli altri una convivenza rispettosa e carica di significati positivi.

Ho parlato della nostra società e della sua ricerca di una configurazione nuova perché sappia essere accogliente e nello stesso tempo sappia offrire il meglio della propria storia. Non nasconda il bene vissuto, perché soltanto nella testimonianza reciproca di ciò che abbiamo sperimentato come bene possiamo cominciare a parlarci, ad ascoltarci e a costruire assieme qualcosa di comune.

Vorrei fare ora l’esempio della famiglia. Sono profondamente convinto che parlare della famiglia non sia un discorso che guarda al passato, ma piuttosto al futuro. La famiglia intesa come incontro tra l’uomo e la donna che si assumono la responsabilità reciproca di portare assieme i pesi e le scoperte dell’esistenza, aperti alla possibilità della generazione e dell’educazione dei figli. La nostra Europa ha bisogno della famiglia. Le nostre società hanno bisogno della famiglia. Hanno bisogno di luoghi in cui i bambini possano nascere, trovare un padre e una madre, essere da loro introdotti alla vita e alla maturità. Equiparare la famiglia ad altre forme di relazioni affettive che, dico ad alta voce, tutte rispetto, non è un bene. Non sto parlando semplicemente di una prospettiva ecclesiale. Sto parlando di un bene per l’intera società e per il futuro dei nostri popoli.

Vescovo Camisasca su Famiglia

Anche papa Francesco, in occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario del Tribunale della Rota Romana, ha affermato che «non può esserci confusione tra la famiglia voluta da Dio e ogni altro tipo di unione» (Francesco, Discorso all’inaugurazione dell’Anno giudiziario del Tribunale della Rota Romana, 22 gennaio 2016).

L’indebolimento della famiglia, infatti, rappresenta la premessa dell’indebolimento della persona nella sua capacità di donarsi agli altri, di sacrificarsi, di superare creativamente le difficoltà, uscendo da una visione individualistica della vita.

Non stiamo forse assistendo alla vittoria di un progetto tecnocapitalistico che vuole esaltare l’individuo astratto e manipolabile? (cfr. M. Magatti, Sulle unioni rischiamo il regime dell’equivalenza, Corriere della Sera, 21 gennaio 2016).

Sono convinto che la prima e fondamentale forma di sostegno alla vita della famiglia sono la testimonianza e il racconto della bellezza della vita familiare, di cui conosciamo certamente anche i drammi e le fatiche. Riconosco nello stesso tempo l’importanza di vivere questa testimonianza anche pubblicamente, come avverrà per esempio il prossimo 30 gennaio a Roma. Come ha detto di recente il cardinal Bagnasco a nome della Chiesa italiana, «tutti i vescovi italiani, assieme al loro presidente e al segretario generale, sono uniti e compatti nel difendere, promuovere e sostenere il patrimonio universale irripetibile che è la famiglia, grembo della vita, prima scuola di umanità, di relazioni, di dialogo, […] profondamente uniti insieme a tutto il popolo di Dio per prenderci cura sempre più e sempre meglio della famiglia» (Genova, 20 gennaio 2016).

+ Massimo Camisasca

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