Immaginazione: a che serve?

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Ben oltre l’analisi di Freud, una molteplicità di usi

A che serve l’immaginazione? A una cosa certamente: a mostrarci il futuro o almeno qualcuna delle sue possibilità; senza l’immaginazione, saremmo condannati alla realtà circostante, inchiodati al presente e al passato. Ma l’immaginazione può anche mettersi al servizio del pensiero creativo e, in particolare, della “intelligenza narrativa”.
Analizzeremo dunque “da vicino” le molteplici funzioni dell’immaginazione.

Le funzioni dell’immaginazione
1 Esamineremo per prima la funzione più comune e perciò più ignorata: quella con cui l’immaginazione accompagna la nostra vita quotidianamente e che è strettamente collegata con la sessualità e con l’affettività, ma anche con i nostri interessi di lavoro e di svago. La chiameremo funzione anticipatoria (o anche investigativa). Quando andiamo a un appuntamento d’amore o d’affari, o quando dobbiamo risolvere qualche problema pratico, è quasi impossibile che l’immaginazione non ci venga incontro per aiutarci a pre-vedere o a pre-gustare ciò che ci aspetta. In tal modo ci prepara al futuro. Alcuni psicologi parlano di immaginazione “riproduttiva” (perfino il grande Vygotskij), ma si tratta di una scelta poco felice, che spesso ha causato confusione. In realtà l’immaginazione non riproduce mai (se lo facesse farebbe la stessa cosa che fa già la memoria); essa, tutt’al più “imita” e cioè “prende come modello” ciò che già conosce, ma introduce variazioni – ed esagerazioni – utili a predisporre ciò che non conosce.

Leggi il testo integrale dell’articolo di Antonio Petrucci su La Libertà del 16 gennaio

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