In preghiera per l’unità dei cristiani

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«Chiamati per annunziare a tutti le opere meravigliose di Dio» il tema. Una pista di riflessione che in parrocchia si può seguire per prepararsi

Torna la tradizionale (18-25 gennaio) settimana di preghiera per i cristiani sparsi in diverse parti del mondo e con diverse professioni di fede. Avviene ormai da più di un secolo, da quando padre Paul Wattson e l’abate Paul Couturier hanno proposto queste date. La settimana ha un significato simbolico in quanto è compresa tra la festa della cattedra di san Pietro, colui che è stato chiamato a confermare nella fede i fratelli, e quella della conversione di san Paolo, l’apostolo delle genti. Nell’emisfero sud, invece, i cristiani celebrano questa settimana di preghiera in altra data: nel tempo di Pentecoste, tempo altrettanto simbolico per l’unità dei cristiani. Soprattutto ha il suo inizio con la preghiera di Gesù prima che giungesse la sua ora di essere glorificato dal Padre: “perché tutti siano una sola cosa, come tu Padre sei in me e io in te, siano anch’essi in noi, perché il mondo creda che tu mi hai mandato” (Giovanni 17,21).

Oltre questi momenti, il Concilio Vaticano II nel decreto “Unitatis redintegratio” ci avverte che il desiderio dell’unità “nasce e matura dal rinnovamento della mente, dall’abnegazione di se stesso e dal pieno esercizio della carità, perciò dobbiamo implorare questa grazia” (n. 7). Pregare insieme rende cattolici, protestanti, evangelici, anglicani, ortodossi capaci di suscitare e promuovere quella visione di Chiesa così come la vuole Cristo. Nella preghiera fatta insieme, infatti, è presente Cristo: “Dove sono due o tre riuniti nel mio nome io sono in mezzo a loro” (Matteo 18,20).

Leggi tutto il testo dell’articolo di Giancarlo Gozzi su La Libertà del 16 gennaio

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ecumenismo2016

 

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