Io, il Mister

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Tutti siamo bravi ad essere allenatori: basti pensare a tutti i “consigli” che ricevo ogni fine partita dai genitori dei miei ragazzi.

Ma la partita domenicale è solo la punta dell’iceberg di un lavoro che inizia ben prima. Dai vari Mourinho, Guardiola sino a giungere a chi come me “sbraita” per i campetti dell’Interprovinciale, quello dell’allenatore è un ruolo assai complesso. Ma il Mister non è solo quello che gesticola dalla panchina più o meno animatamente: è anche il direttore del giornale che deve “fare squadra” tra i vari redattori; è il datore di lavoro che deve motivare i suoi dipendenti; è un padre che deve mantenere la famiglia; è quella madre rimasta sola troppo presto che deve provvedere a sé e ai suoi figli.

Queste figure hanno in comune il saper scegliere e il dover decidere: scegliere come organizzare un lavoro o decidere la cosa giusta durante la partita; scegliere dopo aver ascoltato un figlio cercando di non fargli mancare mai nulla. Questo comporta anche deludere, sbagliare o peggio “far del male” alle persone. Quando si opera per il bene della squadra, o della famiglia, o per amore di qualcuno, bisogna saper guardare oltre se stessi e decidere per il bene di chi ci sta di fronte, anche se non si viene capiti sul momento o peggio se la scelta non viene accettata.

mister

Ma a volte le scelte più “dolorose” sono quelle più giuste e lungimiranti. Ai miei ragazzi dico sempre che il mister non è al loro pari né un loro coetaneo. Cosi come un genitore, anche chi ha la responsabilità di gestire uno spogliatoio di venti adolescenti deve avere il coraggio di essere un esempio positivo. Spesso essere esempi significa dover andare controcorrente: quante decisioni “scomode” da prendere. A volte significa scontrarsi. Può capitare, in alcuni momenti, di non sentirsi all’altezza nel ricoprire ruoli come essere genitore, essere insegnate  o semplicemente allenatore. Anche gli esempi, così integerrimi e risoluti, possono essere vulnerabili e sicuramente si incappa in errori o sbagli. Magari si riuscisse sempre ad essere come i super eroi che non sbagliano mai. Ma anche qui sta l’abilità di un vero educatore: giusto sposare e tenere una linea, ma altrettanto giusto è ammettere uno sbaglio. I ragazzi non pretendono una persona infallibile, si aspettano che di fronte ci sia una persona capace di comprenderli. Se coraggio e fermezza possono creare armonia, è l’affiatamento che deve farla da padrone: riuscire a spalancare il cuore dei propri ragazzi è la mission di chi ricopre certi ruoli.

Esiste una cosa che in nessun corso potranno mai insegnare: l’umanità. Ai miei ragazzi dico sempre che è meglio avere un mister che alza la voce e li rimprovera anche dopo una vittoria: è sinonimo di chi non si accontenta e tiene più alla loro crescita che al mero risultato.

Per commentare la rubrica scrivi a matteo.daolio@laliberta.info

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