“Aemilia” deve essere celebrata nella sua sede naturale, a Reggio Emilia

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La Stampa, specializzata e non, ha reso noto, lunedì 21.12.2015, che il GUP Dott.ssa Francesca Zavaglia, al termine della fase preliminare del processo penale svoltasi a Bologna, ha rinviato a giudizio 147 imputati per “’ndrangheta” davanti al Giudice naturale, cioè davanti il Tribunale Penale di Reggio Emilia, luogo e territorio nel quale i presunti reati sono stati commessi.

Così prescrive la Costituzione, così recita la legge penale, così pretende il buon senso comune che esigono la presenza e il controllo della cittadinanza di quel territorio sull’esercizio della giurisdizione, nel rispetto di una rigorosa amministrazione della giustizia, a valere in uno stato democratico e di diritto, soprattutto quando è in giuoco la stessa immagine e la stessa dignità di una libera Comunità (in questo caso, in particolare, quella reggiana).

Orbene, questa tesi, che sia ben chiaro non è tesi di parte o di comodo, ma è il puro dettato della legge vigente, ha sempre costituito la stella polare della Avvocatura Reggiana che si è battuta, soprattutto in questi ultimi tempi di sconcertante incertezza, per il rispetto di questo inalienabile diritto di natura costituzionale.

Ed è confortante constatare che l’iniziale e appassionata presa di posizione del Presidente del nostro Tribunale, Dott. F. Caruso, fortemente sostenuta dal nostro Ordine degli Avvocati, soprattutto nella delicatissima riunione “operativa” svoltasi presso il Ministero di Giustizia dei primi di dicembre, e le successive prese di posizione, sempre più convinte, della opinione pubblica e della Stampa cittadina hanno gradualmente modificato l’iniziale, peraltro immotivata indifferenza in una presa di coscienza, sempre più forte, di questa assunzione di responsabilità, che esige il rispetto del Giudice naturale nella sua sede naturale.

f.caruso

Franco Mazza

 

Ciò detto, che peraltro è motivo di soddisfazione per chi ha vissuto questi momenti non facili, non si nascondono le difficoltà che ancora si frappongono rispetto alla celebrazione della prima udienza dibattimentale del 23 marzo 2016, data di inizio del processo penale “Aemilia”, avanti il nostro Tribunale.

Sono ben noti, agli addetti ai lavori e alla stessa opinione pubblica, i problemi di predisposizione del sito per lo svolgimento di un processo molto partecipato (147 imputati, molti avvocati, molti cittadini interessati) ma, a questo riguardo, risultano in fase avanzata obiettive soluzioni, già valutate positivamente.

Altrettanto dicasi per l’importanza e il prevedibile onere economico di questa “kermesse giudiziaria” di intuibile non breve durata, ma già vi sono state importanti aperture “di credito” da parte dell’Ente Regione (il Presidente Bonaccini lo ha riferito nella “sede romana” ai primi di dicembre), dell’Ordine dei Commercialisti, di Legacoop e di tanti altri esponenti della Comunità Reggiana, disposti ad affiancare il Ministero di Giustizia nel sostentamento dei vari aspetti onerosi del processo. E altri ancora ve ne sono.

Non ultimo, anzi!, il problema della sicurezza, in ordine al quale pare che esista una forte preoccupazione del Ministero degli Interni, che si dice non possa mettere a disposizione le Forze di Polizia sufficienti alla bisogna. Ebbene, a parte che la fase preliminare di Bologna ha visto un dispiegamento di forze, probabilmente uguale se non di maggior importanza rispetto a quello necessario per il dibattimento in Reggio Emilia, non v’è chi non veda che situazioni critiche, meno delicate e tutto sommato meno invasive di quella di “Aemilia”, hanno sempre trovato il Ministero competente pronto all’appello (i comizi politici, le gare sportive, gli scioperi, ecc. ecc.).

Senza dire che la nostra città risulta essere sede di un nucleo speciale di P.S. particolarmente versato a problemi di elevata criticità.

In conclusione di questo sintetico comunicato che, per quanto possibile nella sua brevità, vuole fare chiarezza sul discusso problema della celebrazione del processo penale “Aemilia” ormai di prossimo inizio,

l’Ordine degli Avvocati di Reggio Emilia

  • Intende riaffermare, con forza, la necessità giuridica e legale della celebrazione del processo in Reggio Emilia.
  • Ritiene superabili, ancorché delicati, tutti gli aspetti, sopra richiamati, della necessaria organizzazione del processo.
  • Sollecita chi di dovere a voler affrontare ogni problema realizzativo del processo con la determinazione, che è richiesta dal rispetto della legalità e della legge, pur non nascondendo le difficoltà intrinseche.
  • Confida nel sostegno della Comunità Reggiana per la difesa della dignità della sua gente e di questo territorio.

 

 Il Presidente

dell’Ordine degli Avvocati di Reggio Emilia

 

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