Studiare, non copiare, per crescere

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Ho ricevuto alla vigilia di Natale un bel commento da S.S. sulla mostra ‘Coinvolti – Nessuno escluso’ che ha chiuso i battenti lo scorso 20 dicembre, in cui mi chiede di parlare in concreto di questa esperienza ed allora eccomi di nuovo qua.

Il progetto è partito più di un anno e mezzo fa grazie alla lungimiranza di Tommaso Menozzi e alla passione di Giulia Martinelli. Quindi, prima cosa, non ci vuole fretta nel pianificare un lavoro e, badate bene, non importa con chi, cioè se siete da soli o con altri, quello che ci vuole è la costanza, perché è solo con quella che i risultati arrivano. Meglio, i risultati arrivano comunque, ma quelli conditi con la pazienza e la perseveranza sono senza alcun dubbio migliori. Infatti a volte accade che la fotografia più bella sarà quella che dobbiamo ancora fare. Ovviamente non è sempre così, ma è sicuramente in questo modo che si tende a migliorare sempre e costantemente i nostri risultati.

I due signori di cui sopra mi hanno chiesto di realizzare un corso di fotografia a L’Ovile, Cooperativa di solidarietà sociale e avrei dovuto lavorare assieme a persone con difficoltà di ogni genere, motorie e di apprendimento per semplificare, ma questo per me non ha rappresentato un problema. Io dovevo puntare, si diceva più sopra, sulla pazienza e sulla costanza e di queste due qualità loro ne hanno da vendere anche a tutti noi.

Seconda cosa: l’idea! Alla base dei più bei lavori dei maestri della fotografia c’è proprio questo, l’idea. In altre parole bisogna far lavorare il cervello. Siamo noi i protagonisti, siamo noi che dobbiamo realizzare quello che abbiamo in testa e non andare in giro a cercare di realizzare belle fotografie e dopo trovare l’idea che le possa tenere insieme, non funziona così ma al contrario.

L’idea era in fondo semplice e mi veniva dall’aver visto il lavoro di un altro fotografo (studiare ragazzi, non per copiare, ma per crescere). I ragazzi avrebbero dovuto dividersi a coppie e ritrarsi a vicenda, (foto 1 e 2) non solo ma ognuno di loro doveva scegliere un oggetto che lo rappresentasse, che dicesse qualcosa di se stesso, per realizzare un altro scatto. (foto 3 e 4)

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foto 1

foto-2

foto 2

foto3

foto 3

foto-4

foto 4

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Nei primi incontri abbiamo conosciuto la macchina fotografica e il cavalletto, il tempo e il diaframma (un po’ misconosciuti in questi tempi digitali), abbiamo deciso dove andavano posizionate le luci e come doveva essere lo sfondo, abbiamo indagato sul modo di mettersi in posa davanti all’obiettivo con il corpo e le espressioni che il viso può assumere, insomma tutto quello che serve per realizzare un bel ritratto.

Per finire ho voluto fortemente, per non fare cadere nel dimenticatoio tutti gli sforzi dei ragazzi e lasciare una memoria del tanto lavoro fatto (questa cosa è per me vincolante e non vedo perché non debba essere così anche per quelli a cui insegno), realizzare una mostra e con il suo bel catalogo a corredo.

Per commentare la rubrica scrivi a giuseppemariacodazzi@laliberta.info

 

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