Mi succede ancora: il presepe come soglia

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A Casina componimenti e manufatti che parlano della Natività

Inaugurata a Casina l’8 dicembre, alla presenza di un folto e qualificato pubblico, un’interessante mostra sul presepe (oggi come non mai oggetto di attenzione anche in pubblici dibattiti) con la presenza di artisti e opere rappresentanti stili e tecniche multiple – olio, acquerello, sculture e rappresentazioni artistiche – con i materiali più diversi: dal legno al ferro, dalla lavorazione degli scarti fino alla composizione con gioielli. Il vicesindaco Silvano Domenichini ha portato il saluto dell’Amministrazione comunale sottolineando l’importanza dell’iniziativa e l’apprezzamento da parte della cittadinanza.
Il professor Emanuele Ferrari ha letto un testo da lui composto, “Mi succede ancora”, che ben introduceva nel tema, legando l’atmosfera del Natale da lui vissuto da bambino e la costruzione del presepe all’idea dell’arte, del lavoro manuale dell’artista che non solo opera ma vive la quotidianità con occhi attenti e diversi.
Al centro del racconto il Sacro che irrompe nella Storia come una luce, un vento leggero e profondo, una musica… E poi, il rapporto tra ciò che è sacro e l’arte: il presepe come soglia, confine che fa spazio e insieme circoscrive… un invito a sostare.
Riportiamo di seguito integralmente questa sua riflessione, scritta “per Ester e tutti quelli che da qualche parte in qualche modo sanno ancora essere bambini”.

Maria Alberta Ferrari

Mi succede ancora

Dopo tanti anni, non ricordo con precisione, mi succede ancora, che arriva un giorno, a novembre, che sento aria di Natale… Quando eravamo piccoli, io e mio fratello, quello era il giorno che andavamo con nostro padre nel bosco, vicino alla Ripa della Morena, a cercare il muschio per il presepe.
Il presepe iniziavamo a pensarlo ancora prima, certe sere di pieno autunno, poco prima di addormentarci, quando mio padre aveva finito di leggerci in camera una pagina del Vangelo e dopo aver chiuso la Bibbia diceva: E allora quest’anno come lo facciamo il presepe?
Così quel giorno di novembre andavamo nel bosco, con in testa la nostra idea di presepe, restavamo in silenzio e camminavamo e ogni tanto mio padre si fermava e anche io e mio fratello ci fermavamo. Delle volte scrutavamo tra gli alberi, si faceva qualche passo nel fogliame e d’improvviso sotto ai piedi non sentivi più niente, sparivano le foglie e c’era quella sabbia bianca fine, ci trovavamo sul ciglione della morena e le rocce erano tonde, lievemente sporgenti e sotto di noi si apriva il vuoto di un burrone profondo e dentro quel vuoto noi stavamo fermi e in silenzio, a sostare, respirare. Dentro quel vuoto io sentivo aria di Natale e a quel tempo non sapevo bene come dirla, come raccontarla e cosa fosse per davvero quest’aria di Natale.

Leggi tutto il componimento di Emanuele Ferrari su La Libertà del 19 dicembre

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