Omelia nella solennità di santa Lucia

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Omelia nella solennità di Santa Lucia – Cattedrale di Reggio Emilia, 12 dicembre 2015

Carissimi fratelli e sorelle,

l’occasione di questa solenne celebrazione in onore di santa Lucia mi dà la possibilità di incontrarvi, di incontrare tutti voi del Movimento apostolico ciechi. Saluto perciò ognuno di voi, i responsabili del vostro movimento, i vostri familiari e chi vi aiuta nelle quotidiane necessità. Saluto con affetto anche i vostri assistenti, mons. Carlo Pasotti e don Cesare Frignani.

La festa di oggi ci porta a meditare sulla necessità della luce per condurre una vita vera e serena. La sua collocazione nell’imminenza del Natale è un invito ad aprirci alla luce di Gesù che nasce per noi, per venire incontro ad ogni uomo e ad ogni donna, in ogni tempo. Siamo nel solstizio d’inverno. I giorni sono brevi. Abbiamo bisogno di luce, che la luce ritorni.

È veramente significativo poter vivere il nostro incontro lasciandoci illuminare dalla memoria della vergine siracusana il cui nome stesso evoca in noi l’immagine della luce. Santa Lucia, qui da sempre venerata e invocata, ci invita infatti ad una riflessione profonda sul significato del vedere.

Nel vangelo spesso Gesù è presentato come colui che ridona la vista. Parlando della sua incarnazione san Giovanni scrive: veniva nel mondo la luce vera, quella che illumina ogni uomo… (Gv 1,9); e Gesù stesso dice: Io sono la luce del mondo (Gv 9,5).

Ma c’è un’espressione, sempre del vangelo di Giovanni, che ci aiuta a entrare nel significato profondo della luce che Gesù è e che è venuto a portare: Io sono venuto in questo mondo per giudicare, perché coloro che non vedono vedano e quelli che vedono diventino ciechi (Gv 9,39). Che cosa significa?

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Gesù parla di una vista superiore a quella degli occhi, un vedere che supera e addirittura oscura quello degli occhi di carne. La luce di cui il Signore parla deriva dal riconoscimento della sua presenza viva, è la luce della fede che permette di vedere oltre la superficie delle cose e dei rapporti.

Noi siamo fatti per la luce. È solo nella luce che emergono i colori, le forme, la bellezza delle cose. Ma la luce vera, in grado di svelare il mistero nascosto in tutte le cose è Gesù. Così quando egli arriva si svela la luminosità o la cecità dell’anima.

Il vangelo che è stato proclamato in questa santa Messa mette in evidenza proprio questo duplice atteggiamento dell’anima di fronte all’arrivo dello sposo. Ognuna delle dieci vergini attende lo sposo, tutte e dieci sanno che è nell’abbraccio dello sposo divino che consiste la loro felicità. Ma, come nota l’evangelista, cinque di esse, sagge, avevano preparato a lungo l’incontro con il loro Signore, si erano procurate l’olio della fede per le loro lampade. E, attraverso quell’olio e quella luce, sono state in grado di vigilare sino alla fine, di attraversare il buio della lontananza da lui.

Le altre cinque, stolte, pur consapevoli della necessità di vigilare, si sono in un certo senso affidate alla loro vista naturale e non hanno pensato di procurarsi l’olio della fede che avrebbe mantenuto viva la fiamma delle loro lampade.

E così, quando si ode il grido: Ecco lo sposo. Andategli incontro! (Mt 25,6), le vergini sagge, che umilmente hanno lasciato maturare in loro uno sguardo di fede, entrano nella camera nuziale, mentre coloro che pensavano di vedere non riescono neppure a scorgere lo sposo.

Il ritardo dello sposo è lo spazio perché la nostra fede cresca e si alimenti. È «il tempo del nostro pentimento», della nostra conversione a lui (cfr. Ilario di Poitiers, Commentario a Matteo, 27,4). Il tempo per preparare il nostro cuore all’incontro con Lui. È questo il significato profondo dell’Avvento che stiamo vivendo e che costituisce come una grande immagine di tutta la nostra vita.

Cari fratelli e sorelle,

vivendo questa attesa dello sposo senza poter contare sulla vista degli occhi, siete chiamati a essere testimoni nel mondo di una vista più profonda. Il Signore vi chiama oggi a gioire per la possibilità di incontrarlo e di riconoscerlo attraverso gli occhi del cuore illuminati dalla fede.

È questo il mio augurio di Natale per tutti voi, per le vostre famiglie e per i vostri cari. Che questo Natale, segnato da una più abbondante offerta di misericordia – che domani sarà simbolicamente rappresentata dall’apertura della Porta Santa in questa nostra Cattedrale –, possa realmente segnare un nuovo passo nel cammino della nostra fede e della fede di tutta la nostra amata Chiesa.

Sia lodato Gesù Cristo.

+ Massimo Camisasca

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