Omelia nella Messa di apertura del Giubileo in diocesi

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Pubblichiamo il testo preparato dal Vescovo per l’omelia della Messa di apertura del Giubileo della Misericordia domenica 13 dicembre a Reggio Emilia. L’omelia pronunciata da monsignor Camisasca in Cattedrale è stata in vari punti diversa rispetto al testo scritto.

Su La Libertà del 19 dicembre 2015, in distribuzione da giovedì 17, comparirà uno speciale di quattro pagine a colori dedicate a questo evento, con un’ampia cronaca della celebrazione e delle parole pronunciate dal Vescovo.

Omelia nella santa Messa di apertura del Giubileo della Misericordia in diocesi – Apertura della Porta Santa – III domenica di Avvento (Gaudete)

Cattedrale di Reggio Emilia, 13 dicembre 2015

Cari fratelli e sorelle,

la Chiesa nella sua storia bimillenaria trae dal suo tesoro cose sempre nuove e nello stesso tempo antiche (cfr. Mt 13,52). Cerca le parole appropriate ad ogni tempo. In questa nostra epoca sentiamo un’urgenza profonda di rinascita, di rifondazione, di riscoperta del centro su cui costruire il nostro presente e il nostro futuro.

È ormai chiaro che stiamo vivendo un cambiamento profondo. Ma non possiamo illuderci di costruire il futuro dimenticando il passato. Nello stesso tempo dobbiamo assieme cercare ciò che è essenziale per vivere.

Per questa e per altre ragioni i papi del secolo passato e di questo hanno cercato in tutti i modi di mostrare le strade di questa nuova essenzialità. Giovanni Paolo II, indicandoci nella Trinità e nell’Incarnazione – con le sue tre encicliche trinitarie, tra cui la Dives in misericordia – le strade dell’uomo incontro a Dio. Benedetto XVI ha proseguito questa riflessione parlandoci dell’amore umano e dell’amore divino, della fede e della ragione. Papa Francesco, che ha intuito profondamente la necessità di questa riscoperta del cuore del cristianesimo, sta indicando coraggiosamente alla Chiesa le vie della sua uscita incontro all’uomo e incontro al suo Signore per far sì che la comunità ecclesiale ritrovi la propria vocazione in questo momento storico della vita degli uomini.

Per questo ha voluto l’Anno Santo della misericordia: per rimettere al centro dell’attenzione il vero volto di Dio, che è misericordia, la sua azione misericordiosa verso gli uomini, che lo ha portato a mandare suo Figlio a farsi uomo per vivere tra noi, donandoci, attraverso la sua vita, passione, morte e resurrezione, tutto ciò di cui abbiamo bisogno. Ma anche per insegnarci cosa sia per noi la misericordia, come possiamo essere misericordiosi, secondo l’invito di Gesù: siate misericordiosi come è misericordioso il Padre vostro che è nei cieli (cfr. Lc 6,36).

Trovare misericordia ed essere misericordiosi. Questo è il cuore del Giubileo che oggi è iniziato con l’apertura della Porta Santa nella nostra Cattedrale e con l’indicazione delle chiese nelle quali ciascuno di noi potrà, attraverso la preghiera e la confessione, trovare il perdono dei propri peccati e in esso sperimentare ancora una volta l’azione misericordiosa di Dio.

Il santo Padre ha insistito molto su questa connessione tra trovare misericordia ed essere misericordiosi. La virtù della misericordia in noi non può essere altro che il riflesso, la conseguenza, di una misericordia ricevuta, di un perdono gratuitamente e immeritatamente gustato. Come il figliol prodigo che nell’abbraccio del Padre non soltanto ritrova il perdono del male compiuto, ma riscopre di colpo la propria dignità di uomo e le strade per il futuro. La voglia di vivere, di lavorare, di ricominciare ad amare (cfr. Lc 15, 11-32).porta-vescovo

Non perdiamo l’occasione che ci è data di riscoprire questo punto iniziale e totale della vita cristiana: il perdono di Dio che ci rifà nuovi, che ci ridà la coscienza intera della nostra dignità battesimale e che ci manda verso gli uomini e le donne perché anch’essi possano scoprire la realtà misericordiosa del Padre che dà senso, forza e colore all’esistenza.

Ci vengono qui in aiuto le opere di misericordia corporali e spirituali. Ciascuno di noi, ogni giorno, si interroghi su di esse. Non come ci si interroga davanti a un dovere, che può lasciare in noi l’amarezza di non averlo compiuto, ma come ci si interroga davanti a un mondo nuovo che sta fiorendo e che Dio ci chiama ad alimentare e a curare.

Soltanto la misericordia inaugura la vera giustizia, cioè un mondo in cui sia riconosciuto il posto di Dio e così anche quello di ogni uomo e di ogni donna. Siamo invitati a percorrere una strada di vera conversione: dall’avidità, dall’ira, dalla superbia, alla povertà, alla mitezza, all’umiltà. Non è possibile vivere questo passaggio senza contemplare e partecipare della croce di Cristo. Solo da essa, infatti, può derivare all’uomo uno sguardo pacificato e misericordioso. Solo nella croce giustizia e misericordia, verità e carità, si incontrano e si esaltano a vicenda. «La passione di Gesù riunisce e concilia misteriosamente questi due aspetti di Dio, senza i quali Dio non sarebbe Dio: la sua infinita santità e la sua misericordia […]. La misericordia di Dio ci assicura che quando noi siamo impuri, mentitori, orgogliosi, la potenza dello Spirito Santo è capace di superare tutto e di renderci nuovamente possibile l’ingresso vicino al Padre» (J. Daniélou, Giovanni Battista. Testimone dell’Agnello, Morcelliana, Brescia 1965, 135, 164).

Quando riconosciamo di essere sollevati dalla nostra polvere per l’azione di Dio misericordioso, nasce in noi una vera attenzione agli altri. Quando guardiamo commossi ciò che Dio ha fatto per noi, avendo pietà della nostra miseria, nasce nella nostra coscienza la domanda rispetto ai bisogni dei nostri fratelli uomini.

Interroghiamoci allora. Abbiamo dato da mangiare a chi ha fame e da bere a chi ha sete? Quante possibilità ci sono oggi di scoprire il volto di Dio, la persona di Cristo, nell’affamato e nell’assetato, nel profugo, in colui che non ha casa, che è carcerato, nel malato o in chi è solo! Ma quanto bisogno c’è anche di sostegno allo spirito degli uomini! Non è, questa, una forma di spiritualismo, ma considerazione concreta della complessità della persona umana, fatta di corpo, mente e anima. Le sofferenze dell’animo e dello spirito sono molte volte più atroci di quelle del corpo. Assieme dunque ad ospitare, dare da mangiare e da bere, visitare…, dobbiamo ricordare l’importanza di consigliare, confortare, perdonare, correggere. Quante persone hanno bisogno anche semplicemente di essere ascoltate, di essere prese per mano e aiutate a trovare le strade della verità e della vita!

Non restiamo inerti di fronte alla grazia che, attraverso l’iniziativa del Papa, può cambiare il volto della nostra terra! Rendiamoci partecipi della sete di Cristo, della sete che lui ha di noi e, attraverso di noi, di tutti gli uomini, della sete che noi abbiamo di lui, forse sepolta sotto un muro di dimenticanza e di distrazione.

In questo giorno solenne chiedo per tutti noi e per ogni uomo e ogni donna della nostra amata diocesi, questa grazia di una nuova nascita. Possa Maria santissima, Madre della Misericordia, aprire i nostri cuori e renderli simili al suo.

Amen

+ Massimo Camisasca

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