Caro Babbo Natale…

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Da sempre Natale è la festa dei bambini. Del resto si festeggia Dio che si è fatto bambino per amore. E per una volta è chi si trova a bordo campo che deve imparare e trarre spunto da loro. Che bello interrogare i miei Piccoli Amici del 2009 sulla letterina a Babbo Natale. Ricordo quando anni fa chiesi il mio regalo: un paio di scarpe da calcio nuove. Arrivarono e prontamente per dieci giorni presero il posto delle pantofole: giravo per casa con le mie Adidas  Predator. “Mamma le devo sformare e solo indossandole la pelle cede” dicevo a mia madre che incredula mi sentiva camminare sul marmo della sala. La sera, prima di andare a dormire,  le scarpe non finivano mai tristemente giù dal letto come le pantofole ma fieramente troneggiavano sul comodino, di fianco al pallone che Santa Lucia mi aveva portato qualche giorno prima. Ogni sera guardando quel comodino mi addormentavo sognante che un giorno avrei giocato nel Milan.

Ora i bimbi non chiedono più scarpe da calcio, né palloni: alla domanda cosa avete chiesto a Babbo Natale, rispondono facendo elenchi infiniti, del resto anche i desideri cambiano andando di pari passo coi tempi. Ma una cosa non cambia: il loro sguardo sognante. Occhi pieni di speranza,  trepidanti per l’attesa e carichi di entusiasmo.  Cosa che spesso noi più grandi non sappiamo più cosa significhi, troppo intenti a dare tutto per scontato e a non crearci facili illusioni.

2009

In nostro soccorso arriva il cosiddetto “spirito del Natale”, che è semplicemente pensare un po’ di più agli altri che ci stanno intorno. In questo periodo si ha più tempo per se stessi e per gli altri, sembra quasi che si riscopra quanto sia bello vivere coi propri cari senza farsi stritolare da tutto il resto. Non è vero che a Natale si è tutti più buoni, ma semplicemente diamo più tempo a chi amiamo. E forse è questo il miracolo di questa festa: riscoprire il gusto di stare insieme. Probabilmente se imparassimo dai bambini ci accorgeremmo che Natale può essere vissuto ogni giorno e non solo una volta all’anno.

E allora caro Babbo Natale quest’anno vorrei che fosse Natale ogni giorno. Nel vedere finalmente felici la persone che amiamo. Nel gioire o consolare un figlio, un collega di lavoro, un amico… Natale è vedere i tuoi giocatori soddisfatti dopo una sconfitta ben consapevoli di aver dato tutto ciò che avevano senza aver risparmiato una goccia di energia, oppure assistere ad un gesto di fair play in cui il rispetto dell’avversario è più importante di un gol. Natale è il grazie di chi ti affida i propri figli sperando che oltre a qualche nozione calcistica diventino uomini.

Sta a noi rinnovare costantemente questa festa nonostante tutto. Metterci sempre dedizione, passione e non accontentarci mai anche se a volte le cose non vanno come vorremmo.  Ai ragazzi dico sempre di non appiattirsi mai sul sei ma di ambire al nove, fuori e dentro al campo, proprio come fanno i bambini quando aspettano la notte di Natale.

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