Accudire la persona lì dove risiedono tutti i suoi affetti

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Il progetto umano e assistenziale dell’infermiera Patrizia Notari

Quante volte ci sarà capitato di sentir raccontare da un parente, da un amico, da un nostro conoscente, la storia di una persona già avanti negli anni che, più o meno improvvisamente, si ritrovi alle prese con gravi problemi di salute, e dei suoi familiari che, non più in grado di accudirla, sono costretti a sistemarla in una struttura protetta, di fatto distaccandola dal suo ambiente quotidiano dal quale probabilmente – succede in tanti casi – per tutta una vita non si era mai realmente “allontanata”…
Per molti anziani la difficile stagione del deperimento coincide purtroppo con l’allontanamento forzato dalle mura domestiche, che sono e restano in ogni caso la sede degli affetti, il luogo dei sentimenti più profondi, lo scrigno dei ricordi più cari. Superfluo poi aggiungere come, a fronte di questa situazione, spesso il servizio pubblico non sia in grado di venire realmente incontro alle esigenze dei familiari, che alle prese con cambiamenti significativi e non ponderati, colti impreparati si ritrovano disorientati. E quanti strascichi lasciano, quante tensioni, discussioni, liti, quanti sensi di colpa possono insorgere…
Nel Reggiano c’è una persona che da tempo sta compiendo una riflessione, personale e professionale insieme, su tutti questi aspetti delicati e complessi, e che prova a dare, se non delle “soluzioni”, alcune risposte concrete in merito.

Continua a leggere la storia di Patrizia nell’intervista di Matteo Gelmini su La Libertà del 5 dicembre

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