La larghezza di cuore dei malgasci? Un dono

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La testimonianza di Giovanni Aldrovandi, guastallese, tornato dall’Isola rossa

Mi chiamo Giovanni, vengo dalla parrocchia di Tagliata di Guastalla e sono da poco rientrato dopo un anno vissuto in Madagascar, più precisamente ad Ambositra, uno dei posti in cui è presente la missione diocesana. Quasi due anni fa ho deciso di partire, finita l’università, per capire cosa significa essere missionario laico, vedere di persona le situazioni di povertà e di bisogno nel sud del mondo, “sporcarmi le mani” in prima persona e intanto cercare di capire quale fosse la mia strada. Quando ho deciso di partire, probabilmente con tanta arroganza, ho pensato che sicuramente io potevo “dare” qualcosa a chi era nel bisogno, potevo “fare” qualcosa per gli altri, potevo “aiutare” chi viveva nella povertà … insomma ero sempre io al centro. Per fortuna, quando sono arrivato in Madagascar, mi sono reso conto di essere la persona più inutile del mondo: non capivo assolutamente nulla di quello che la gente diceva, non ero minimamente in grado di farmi capire dalle persone, non conoscevo le usanze e le tradizioni locali e nemmeno in Casa della Carità riuscivo a rendermi utile, non sapendo le loro abitudini e il loro modo di fare le cose.

Leggi l’intero articolo di Giovanni Aldrovandi su La Libertà del 5 dicembre

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