Vivere come se Dio ci fosse

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Il Vescovo non fa mancare la sua parola per accompagnare questo tornante della storia, come lui stesso usa definirlo, dando ragioni di speranza in un tempo tormentato dalla paura e dal pessimismo.
Oggi, nella festa di san Prospero, ci offre il suo Discorso alla Città, un testo articolato e profondo, che invitiamo a prendersi il tempo di leggere nella sua integralità (alle pagine 4 e 5).
I nostri lettori più accorti vi coglieranno una continuità di fondo in particolare con due interventi pubblicati nei mesi scorsi, cioè le conclusioni dell’incontro del Vescovo coi giornalisti reggiani, in gennaio (all’indomani dell’attacco a “Charlie Hebdo”), e l’intervista “La sfida dell’accoglienza”, pubblicata su La Libertà d’inizio settembre.

DSC_2493Già in queste occasioni monsignor Camisasca aveva parlato dell’inerzia e della cattiva coscienza dell’Occidente di fronte alle morti di migliaia di migranti via mare e via terra, denunciato la colpevole smemoratezza dell’Europa di fronte alla sua storia, stigmatizzato l’orizzontalismo cinico che pretende di colmare il bisogno di tanti – che hanno sete di ascolto e non s’accontentano del nostro modello di vita – vendendo armi e strumenti di offesa. E una risonanza ancora più forte della condanna di questa doppiezza dell’Occidente si è udita nella maledizione ai signori della guerra lanciata da papa Francesco giovedì della settimana scorsa.
Il pastore diocesano non si stanca di invitarci alla lungimiranza, a costruire il futuro coniugando memoria e speranza, rifuggendo quindi superficialità, massimalismi, sentimenti brevi e quel lamento che “non fa storia”.
L’invito è a scorgere, all’interno dei problemi che nessuno nega, le linee su cui progettare insieme alla comunità l’avvenire della stessa; ecco l’importanza di momenti comuni come la solennità del Patrono. A partire, questo il Vescovo l’ha umilmente sottolineato nel Discorso di quest’anno alla Città, dalla (laica) necessità che l’uomo si riconosca creatura. “Abbiamo un grande bisogno di Dio”, ma se l’uomo non riconosce il proprio limite, legato alla sua creaturalità, taglia il ramo su cui è seduto, cioè getta le basi per la sua autodistruzione. Vivere come se Dio ci fosse, allora, per ritrovare nell’amicizia una virtù civica e nella Misericordia, autentico volto di Dio, il porto più sicuro dell’umanità intera.
Solo alla luce di questa premessa, importantissima, si comprende l’invocazione del Vescovo, in particolare rivolta ai cristiani, a leggere in questo momento storico “un’occasione privilegiata di testimonianza del vero, del bello, del buono che abbiamo incontrato”, cercando di costruire luoghi in cui tenere insieme l’ascolto di chi arriva nelle nostre terre – nella sua “salutare” differenza etnica e religiosa – con la memoria e il tesoro inestimabile della nostra esperienza di fede.
Il Vescovo ha già individuato, nel pomeriggio del 23 gennaio 2016, un’occasione diocesana per convenire e riflettere ancora, insieme, sui temi del Discorso di san Prospero. Per non lasciarlo scivolare via e tenerlo davanti come una bussola per l’epoca difficile e affascinante che viviamo.

Edoardo Tincani

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