Il territorio occupato

Stampa articolo Stampa articolo

E tu, Cielo, dall’alto dei mondi/ sereni, infinito, immortale,/ oh! d’un pianto di stelle lo inondi/ quest’atomo opaco del Male”.

Da profana quale sono, fin dal primissimo impatto sui banchi di scuola l’ultima quartina del X Agosto di Pascoli mi ha profondamente commossa: per il racconto straziante dell’uccisione del padre, e forse ancor di più per le parole lapidarie con cui si chiude. Il nostro mondo, la nostra terra, un “atomo opaco del Male”: con la percezione dolente di una lacerazione tremenda, di una radicale separazione tra ciò che è “sereno, infinito, immortale” e le condizioni della nostra esistenza. Questi versi mi sono tornati spesso alla mente nel corso della vita, specialmente davanti a situazioni in cui il male sembrava davvero irrompere con devastante violenza. E tornano alla mente anche ora, dopo i tragici fatti di Parigi: parole drammatiche e urgenti, ben più del chiacchiericcio da talk show e dei fiumi di parole offerti dai mezzi di informazione, che nemmeno lambiscono la superficie della cosa. Sullo sfondo del circo massmediatico, quasi dimenticato nella sua evidenza, resta il grande mistero della libertà umana e del male liberamente scelto, un inspiegabile “amore per il nulla” di cui solo l’uomo sembra capace. E, ancora più radicalmente, resta il mistero dell’esistenza del male nel nostro mondo. Per questo mi fanno sorridere le spiegazioni economicistiche, militaristiche, politico-strategiche (e l’elenco potrebbe continuare a lungo) che impazzano ogni volta che accadono eventi di questo genere, particolarmente capaci di scuotere la nostra coscienza: riduzioni ancora prigioniere dell’illusione vagamente prometeica di poter costruire, noi da soli, un mondo tutto e solo “umano”, uno spazio pubblico “neutrale” sotto la guida della ragione e della sua capacità di pianificazione. Dove quasi non ci si rende conto del circolo vizioso in cui cadiamo quando giuriamo che “difenderemo i nostri valori”, dopo che a quei valori abbiamo tolto forza e significato, separandoli dal fondamento.

Eppure la realtà di questo primo scorcio del XXI secolo ha fatto irruzione nel cuore di questa illusione, costringendoci a guardare in faccia la debolezza del relativismo eretto a sistema e l’insufficienza di una visione tecnico-procedurale e strumentale della democrazia, quasi che si trattasse di una mera tecnica di gestione del potere sganciabile da qualsiasi fondamento valoriale. La domanda inquietante sul male che c’è nel mondo e di cui il cuore dell’uomo è capace sembra non avere casa in un dibattito che si vuole “laico” e “razionale”, e che si considera tale perché relativizza tutto ciò che attiene in qualche forma all’esperienza religiosa. Ma  in queste circostanze – come in quelle di ogni giorno, se sappiamo guardarle – il mistero del nostro esistere preme alla porta. Un mistero nel quale la promessa del “centuplo quaggiù e l’eternità” si scontra con il limite, la caduta, il peccato. Chi di noi non ha mai provato sgomento, almeno una sola volta nella vita, di fronte al dolore (specialmente a quello innocente)? Chi di noi, in questi tempi che ci presentano intere aree del nostro mondo in guerra (una guerra che esplode improvvisa anche nel cuore dell’Europa), non ha mai avvertito il proprio stesso cuore come uno sconfinato campo di battaglia?

parisAttack

Come Pascoli anche Clive Staples Lewis, in Lontano dal pianeta silenzioso (il primo libro della sua trilogia fantascientifica), descrive la Terra come un pianeta opaco e muto: vi è asserragliata l’intelligenza celeste che presiedeva a quel pianeta stesso, bandita da Maleldil – il Re del Cosmo – a causa della sua ribellione. Nell’armonia dei Cieli solo la Terra tace, dimentica della lingua solare con cui tutto l’universo si esprime. Eppure tutte le potenze celesti e le intelligenze angeliche guardano a quella landa silenziosa con meraviglia e stupore, perché lì Maleldil, il Signore di ogni cosa, ha scelto di combattere contro il “Distorto” per riprendersi la Terra: lo ha fatto con un atto inaudito e imprevedibile, che è l’umiliarsi dell’incarnazione e della crocifissione. Nel saggio Il cristianesimo così com’è lo stesso Lewis chiarisce ulteriormente questa intuizione: il male esiste, è un essere spirituale dotato di intelligenza e di volontà, ma la sua è l’esistenza del “parassita”. “Non si tratta di un conflitto tra potenze indipendenti, bensì di una guerra civile, di una ribellione: e noi viviamo in una parte dell’universo occupata dal ribelle. Territorio occupato dal nemico: ecco cos’è questo mondo. Il cristianesimo è la storia di come il re legittimo è sbarcato – sbarcato, potremmo dire, in incognito – e ci chiama tutti a partecipare a una grande campagna di sabotaggio. Quando andiamo in Chiesa andiamo in realtà ad ascoltare la radio clandestina dei nostri amici”.

Nel muro di questa cittadella conquistata dal Nemico, in questo “atomo opaco del Male”, Cristo ha aperto una breccia. La vittoria è già avvenuta, una volta per tutte; ma misteriosamente chiede, proprio adesso, la partecipazione della nostra libertà. Non per un atto volontaristico, non per la nostra bravura: ma per un’attrattiva che brucia e disseta, per lo sguardo del nostro Capitano che è con noi ogni giorno fino alla fine del mondo. “Cade l’Ombra, perché Tuo è il Regno”.

Per commentare la rubrica scrivi a giorgia.pinelli@laliberta.info

Pubblicato in Il tutto nel frammento Taggato con: