Guastalla: festa per il 40° del Vescovo

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Mercoledì 4 novembre a Guastalla nella chiesa dei Servi, il Vescovo ha presieduto la Messa nel 40° anniversario della sua ordinazione sacerdotale.

Grande la partecipazione dei fedeli come si vede dalle foto della serata, disponibili nella galleria qui sotto

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Proponiamo il testo dell’omelia pronunciata da monsignor Camisasca durante la Messa

Omelia nella memoria di san Carlo Borromeo nel 40° dell’ordinazione sacerdotale
Guastalla – Chiesa dei Servi, 4 novembre 2015

Cari fratelli e sorelle,
oggi, come ogni anno, ricordiamo san Carlo Borromeo, un uomo che ha avuto una importanza considerevole nella vita della Chiesa moderna, un santo conosciuto in tante regioni del mondo e anche in questa nostra terra – dove, tra l’altro, ha consacrato la nostra Cattedrale di Guastalla – ma soprattutto un uomo dominato completamente dall’amore per Gesù e per il suo popolo, a cui sacrificò ogni energia del suo ventennale ministero episcopale.
Egli, come san Francesco, non volle commentare, ma vivere il vangelo e, letto che il buon pastore dà la sua vita per le sue pecore, non sentì nulla di così urgente, così doveroso e bello per sé, che cercare il loro bene in ogni istante della giornata.

Tutta la sua vita di pastore è stata per me una occasione di meditazione e di riflessione lungo questi miei quarant’anni di sacerdozio, come la vita di altri grandi padri e vescovi. Ho tratto talvolta un senso di sgomento di fronte alle vette della loro santità, ma più spesso un incitamento ad amare veramente con tutto me stesso Dio e il popolo santo, senza scadere nel lamento, nella paura, nella stanchezza.
Per questo la Chiesa ci propone, lungo l’anno liturgico, l’esempio dei santi e della Vergine Maria, che sono come una scala che ci avvicina a Gesù.

Della personalità di san Carlo vorrei ricordare qui alcuni aspetti che possono illuminare il cammino nostro e quello dei giovani seminaristi che oggi ricevono il lettorato e l’accolitato, e anche permettermi di rendere gloria a Dio per la mia esperienza sacerdotale.

San Carlo fu innanzitutto un uomo del silenzio, della meditazione e perciò della predicazione. Davanti al Crocifisso e all’Eucaristia egli trascorreva lunghe ore diurne e notturne, meditando, adorando, amando, piangendo.
Da san Carlo e da tanti altri santi possiamo imparare che la parola di un sacerdote deve nascere sempre dal silenzio, da lunghe letture e meditazioni, dalla carità. Quanto è necessario oggi che i sacerdoti e i diaconi ritornino a riscoprire il silenzio come origine della loro azione! Questa necessità è insidiata da tante tentazioni: la tentazione di rispondere a tutte le telefonate, di essere sempre aggiornati su tutto, di correre al computer per vedere la posta… Quanta gioia invece vi è nell’incontro rinnovato con Dio attraverso la preghiera mentale, la preghiera del breviario, la frequenza dei sacramenti! Ma anche attraverso la lettura di un buon libro, la scoperta e la conoscenza dei luoghi dove la presenza di Dio si è resa palpabile, nell’arte, nella natura, nelle opere di carità nate dalla fede cristiana. Quanta gioia e quanto ristoro nel tempo dedicato alla conoscenza di Gesù attraverso una compagnia di amici riconosciuti e cercati come aiuto nel cammino verso Dio, nel godimento della sua pace! Quanta energia per la nostra vita quotidiana, quanta serenità, quanta luce per le parole che dobbiamo dire, le risposte su cui siamo interpellati, le continue questioni su cui siamo richiesti di intervento!
La nostra parola, pur restando debole e fragile come ogni parola umana, se percorriamo la strada di san Carlo diventerà a poco a poco una eco della Parola di Dio. Immergiamoci ogni giorno nella luce della Sacra Scrittura così come ci è presentata nella liturgia quotidiana! Rivivremo con coloro che il Signore ci mette accanto la stessa esperienza dei primi con Gesù.

Durante questi 40 anni di sacerdozio ed anzi, prima ancora, già negli anni così importanti della mia giovinezza, durante l’università, sono stato richiesto di parlare centinaia, migliaia di volte. È stato questo forse l’esercizio più frequente della mia vita. Ho cercato ardentemente di essere soltanto eco di ciò che ricevevo. Non sempre, come è ovvio, ci sono riuscito. Non sempre la mia debolezza, la stanchezza, la vanagloria, l’improvvisazione, sono state vinte. Desidero però, con umiltà, rendere grazie a Dio, per avermi accompagnato in questi 40 anni, innanzitutto nel ministero della parola che è stato per me uno degli esercizi più faticosi e insieme più belli e affascinanti.

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San Carlo è stato, proprio perché amante del Crocifisso, un grande amante dell’Eucaristia. Il mistero eucaristico sta al centro della vita sacramentale, è un mistero inesauribile di nascondimento e assieme di presenza, di silenzio e di eloquenza, di buio e di luce. L’adorazione eucaristica è stata per il santo vescovo di Milano una preparazione e un prolungamento della santa Messa. Anche nella mia vita, quando ciò è accaduto, sono nati frutti meravigliosi. Rendo grazie a Dio per tutti i luoghi della nostra Diocesi, le parrocchie, le comunità, gli ospedali, in cui si svolge l’adorazione eucaristica. Non si tratta di una devozione privata ma, come ho detto, di un dilatarsi della santa Messa nelle ore della giornata.

Chiedo al Signore che per tutti i sacerdoti, in particolare per quelli della nostra Chiesa, la celebrazione eucaristica quotidiana sia sempre desiderata e amata come il cuore della loro vita, sia vissuta nella sua semplicità senza orpelli né protagonismi, nella sua verità, attenendosi a ciò che la Chiesa chiede a ciascun celebrante, nella sua solennità, perché anche la Messa più semplice e nascosta ripresenta l’evento cosmico dell’incarnazione, morte e resurrezione di Gesù a cui tutto l’universo partecipa, in particolar modo le schiere infinite degli angeli e dei santi.
Ringrazio il Signore di avermi aiutato in questi 40 anni, anche attraverso l’adorazione eucaristica, a riscoprire continuamente il peso della santa Messa nella mia vita e nella vita del mondo.

Proprio per questo, desidero dire a tutti i giovani presenti a questa celebrazione: se in fondo al vostro cuore avvertite la voce del Signore che vi chiama a seguirlo sulla via del sacerdozio, non abbiate paura! Rispondete con generosità e letizia: egli ha preparato per voi una vita bella, grande, affascinante. Partecipare al sacerdozio di Cristo, alla passione di Gesù per il Padre e per gli uomini, è il dono più grande che possa essere fatto ad un giovane!

Ringrazio il Signore di avermi chiamato ad accompagnare verso il sacerdozio un numero straordinario di giovani. Lo ringrazio di essersi servito della mia povera persona per far sorgere nella sua Chiesa, 30 anni fa, la Fraternità san Carlo, una compagnia di sacerdoti appassionati della gloria di Cristo e pronti ad andare in tutto il mondo per portare la bellezza della comunione che nasce da Lui. Ringrazio il Signore di avermi fatto vivere sempre, dal 1985 in poi, in questa comunità di sacerdoti che mi ha sostenuto nelle diverse e sempre nuove responsabilità che mi venivano affidate.
Lo ringrazio di avermi chiamato all’episcopato e di avermi donato di conoscere e servire la nostra Chiesa di Reggio Emilia-Guastalla, sua bellissima sposa.

Il cardinal Giovanni Colombo ha lasciato scritto che san Carlo quando «dal Crocifisso e dall’Eucaristia abbassava lo sguardo sulla terra, i suoi occhi di innamorato, rimasti a lungo fissi nella luce dell’amore divino, abbagliati com’erano, vedevano tutto intriso di quella stessa luce, ma specialmente i poveri, i sofferenti, gli ammalati e li avvolgeva dello stesso amore» .
Il sacerdote che vive con verità ed intensità la sua affezione per Cristo, la vede dilatarsi quasi immediatamente su coloro che formano il suo corpo. Il sacerdote è un uomo segregato per il bene degli uomini, in particolare per i poveri che sono sia coloro che non conoscono Cristo e hanno bisogno di Lui, sia coloro che non hanno altra speranza che in Lui, non avendo beni, né difese umane su cui poggiare.

Beati i poveri attraverso cui Cristo ci parla e ci insegna la strada della semplicità e dell’abbandono; beati i poveri a cui siamo mandati per l’annuncio del vangelo di Cristo! L’attesa della gente può talvolta sfiancare la nostra vita sacerdotale. Per il rispetto dei doni che Dio ci ha dato e delle responsabilità che ci ha affidato, dobbiamo sempre operare un discernimento tra i nostri vari impegni. È anche vero che nel procedere della nostra esistenza verso il suo fine, tutto si unisce e si fonde senza confondersi: le richieste di Dio e degli uomini, il riposo e la fatica, il silenzio e la predicazione, la preghiera e l’azione, fanno parte di un unico movimento di carità in cui tutto confluisce pur rimanendo vero e distinto il posto di ogni singolo dovere.
Rendo grazie a Dio per aver posto sulla mia strada, lungo questi 40 anni di sacerdozio, e per avermi affidato centinaia e centinaia di persone. Talvolta amici che non mi hanno più lasciato, talvolta persone che vedevo per mesi o anni e sono poi andate lontano per le necessità della vita, talvolta ancora uomini e donne che conoscevo per la fuggevole occasione di un solo colloquio o di una sola parola. So che tutto sarà ritrovato in Dio. Non sottraiamoci mai al compito più bello della vita, quello di essere pastori al servizio dell’unico pastore di Israele che è Dio!

Cari fratelli e sorelle, con queste parole ho pensato di ringraziare il Signore per tutti i doni che mi ha dato, di chiedere a Lui perdono per le mie colpe e le mie debolezze, di dire una parola ai carissimi sacerdoti della nostra Chiesa, ai nostri diaconi e a tutti coloro che sono coinvolti nella missione della Chiesa, in particolare a questi seminaristi che oggi ricevono il lettorato e l’accolitato e che, con gli altri seminaristi, sono al centro del mio cuore di pastore.
Durante questa santa Messa voglio ricordare anche il vescovo che mi ha ordinato, Mons. Clemente Gaddi, voglio ricordare tutte le persone che hanno sostenuto il mio sacerdozio, o lo hanno addirittura ispirato, in particolar modo don Giussani, gli amici di Comunione e Liberazione e i sacerdoti della Fraternità San Carlo.
Esprimo anche un ricordo grato a san Giovanni Paolo II, che ha sempre sostenuto e benedetto la mia opera sacerdotale. Gratitudine esprimo anche a Benedetto XVI che con il suo insegnamento e la sua amicizia ha illuminato il mio sacerdozio e mi ha chiamato all’episcopato. Grazie anche a papa Francesco per i diversi attestati di stima e di affetto che ha voluto indirizzare alla mia persona.

Infine voglio ricordare i miei genitori, mio fratello e la sua famiglia e tutti gli amici sparsi nel mondo che spiritualmente, ogni giorno, vado a trovare con la preghiera dell’Angelo di Dio.
Per tutti il mio grazie, la mia rinnovata richiesta di aiuto e la mia benedizione.

Amen

+Massimo Camisasca

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