La sorpresa del Tu

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Quante volte ho contemplato gruppetti di donne sfaccendate chiacchierare ai tavolini dei bar, commiserando la pochezza di questa attività: con lavoro e famiglia solo i privilegiati possono permettersi il lusso di oziare. Adesso capita di essere una di loro, quando nel portare i bimbi a scuola un’amica ti ferma per un caffè e due chiacchiere (se si è fortunate persino la Messa) prima di partire per le incombenze quotidiane. Poi, una mattina succede l’imprevisto: un casuale passaparola dell’ultimo minuto davanti ai cancelli di scuola, e ci si trova attorno a quel tavolino un po’ più numerose del solito; e qualcuna di noi, che fino a quel momento si è intravista di corsa scarrozzando bambini, si conosce davvero. È una scoperta: età, storie e appartenenze diverse non impediscono di riconoscere l’unico desiderio di bene per sé, per i propri figli, per i giovani di cui siamo responsabili. Senza che lo abbiamo progettato inizia a prender corpo un progetto, si concretizza, diventa un tentativo reale in cui ciascuna è disposta a spendersi e a fare compagnia all’altra. “Siamo una compagnia dell’anello. Piccoli e tutti diversi, ma tutti con lo stesso destino”, mi scrive poco dopo Serena. Quasi contemporaneamente, sull’altra chat, le fa eco Cristina: “Il Signore è grande”. Cos’è successo? È successo che è nata un’amicizia.

Hwaet! We Inklinga!”. Chi si fosse trovato nel pub oxfordiano “The Eagle and the Child” in un qualunque martedì mattina degli anni ’30-’40 del Novecento, avrebbe forse potuto udire questa esclamazione (parodia dei versi di apertura del poema epico Beowulf) pronunciata da un distinto professore di Filologia: “Tollers” per gli amici, al secolo John Ronald Reuel Tolkien. La storia degli Inklings, gli “Inchiostranti”, è la storia di una compagnia di persone dalle provenienze ed appartenenze più disparate, raccolte attorno al carisma di C. S. Lewis e di Tolkien (sicuramente i più celebri del gruppo).

amiche

Personaggi che inizialmente avevano poco a che spartire l’uno con l’altro, uniti però da una profonda passione per i racconti e da un amore vero per la bellezza, della quale cercavano il riverbero in ogni cosa; un sodalizio di cercatori della verità, così affascinante da attrarre altri continuamente. A un primo sguardo chissà cosa avrei pensato di questi uomini, radunati attorno al tavolo di un pub a bere birra e a ridere fragorosamente: forse li avrei liquidati come versione maschile di certo parlottare svagato da bar. Eppure proprio loro sono oggi per me – per molti – tra gli amici più cari, e poco importa che appartengano a un’altra epoca. Una rete di relazioni costellata di luci e screzi, serate di letture e di discussioni su filosofia, politica, religione e vita: impregnate di questa origine, le loro pagine hanno il potere di parlarci, affascinarci, commuoverci, spiegarci a noi stessi.

Che cosa dovesse essere quell’amicizia lo scopriamo dai loro scritti. La compagnia che Tolkien racconta ne Il Signore degli Anelli l’ha resa visibile a intere generazioni. Lo stesso Lewis ne descrive la dinamica ne I quattro amori: la nascita di un’amicizia, osserva, è sempre accompagnata dalla scoperta di avere in comune con un’altra persona qualcosa, che fino a quel momento si pensava fosse il proprio esclusivo tesoro o fardello: “la frase con cui di solito comincia un’amicizia è qualcosa del genere: «Come? Anche tu? Credevo di essere l’unico…»”. È la sorpresa radicale di questo incontro la scaturigine di tutto, l’esperienza folgorante che già Chesterton (autore decisivo per la conversione di Lewis) aveva descritto ne L’uomo che fu Giovedì: “non ci sono parole per esprimere l’abisso che corre fra l’essere soli e l’avere un alleato. Si può concedere ai matematici che quattro è due volte due; ma due non è due volte uno: due è duemila volte uno”.

Ecco cosa c’entra con gli Inklings un conciliabolo mattutino tra donne chiacchierone. “Anche il tuo cuore vibra per questa cosa, anche tu vedi, ti commuovi, speri, anche tu capisci”. La meraviglia di scoprirsi improvvisamente implicati nella stessa esperienza di un altro, trovarsi parte di una storia più grande che coinvolge entrambi da sempre.

Il dubbio si insinua: è vera una cosa del genere, può essere vera?

E poi, fugace, un pensiero: la Salvezza è entrata nel mondo – nella mia, nella tua vita – prendendo un Volto umano, un corpo di carne, e chiamandoci amici ha unito per sempre il nostro destino al Suo. È la sorpresa del Tu, e una cosa nuova già nasce.

 

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