Tra memoria e nostalgia

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Ci siamo lasciati nel sottolineare una caratteristica peculiare della fotografia: quella di non essere capace di mentire o, per dirla al contrario, di dire sempre la verità.

Più precisamente, come mi ha fatto notare il mio amico V.B., essa non mente mai su una frazione della verità che le sta davanti, frazione scelta da chi schiaccia il pulsante di scatto, perciò in questo modo interpretata. Sicuramente vero, ed è proprio per questo che, sottolineo ancora una volta, fa un po’ paura. Questo vale ancora di più nel tempo in cui viviamo dove conta sempre più apparire che essere, infatti la fotografia scattata non appare, semplicemente è.

Un altro aspetto che mi preme sottoporre alla vostra attenzione è quello che riguarda il rapporto fra la fotografia e la memoria.

Questo rapporto è tanto più evidente quanto è maggiore il periodo che intercorre fra lo scatto della fotografia e il momento in cui ritorna fra le nostre mani e tanto più la osserviamo maggiori sono i ricordi e le evocazioni che affiorano.

La fotografia qui sotto, che rappresenta un ragazzino con uno sfondo insignificante e con diversi errori tecnici, a cominciare dalla macchia di luce rossa in alto (il negativo ha preso luce), a tutti voi non dice proprio niente, mentre a me racconta tanto delle numerose estati passate in villeggiatura a Ramiseto: quel ragazzino sono proprio io in una foto scattata allora. L’insignificante bosco alle mie spalle mi fa rivivere tutte le fantastiche avventure che in esso, con i miei fratelli, inventavamo. A destra si intravvede l’abside della chiesa parrocchiale e con la mente ritorno a tutte le volte che chiedevamo il permesso di salire sul campanile: ‘Ma non suonate le campane’, ci veniva risposto, ma qualche rintocco ci capitava sempre e senza essere sgridati. A sinistra in basso si intravvede una piccola strada che è quella che percorrevamo per andare a trovare a Monte Miscoso la signora Cavalli che ci regalava sempre delle grosse nocciole o per le nostre gite al lago Calamone e la vetta del monte Ventasso. Potrei continuare ma non serve, volevo solo sottolineare quest’altro aspetto proprio della fotografia legato alla memoria o meglio ancora alla sua capacità di evocare anche aspetti perduti nei recessi più profondi della nostra mente.

1963RamisetoUn’ultima cosa mi rimane da dire su questa faccenda: di tale capacità ce ne accorgiamo maggiormente quanto più tempo è passato dallo scatto come dicevo un po’ più sopra, ma se allora non avessimo fatto quella fotografia…?

Allora quando scattiamo le nostre fotografie elettroniche o digitali ricordiamoci di affidarle a qualche ‘cassetto’ che ce le conservi al futuro perché possa capitare che, riguardandole dopo tanti anni, ci facciano provare quella cosa tanto bella che si chiama nostalgia.

 

Per commentare la rubrica scrivi a giuseppemariacodazzi@laliberta.info

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