I numeri della vendemmia reggiana 2015

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La vendemmia 2015 si è chiusa all’insegna di un lieve calo produttivo e di eccezionali livelli qualitativi nella nostra provincia.

Il consuntivo tracciato da Confcooperative insieme alle cantine sociali reggiane (che da sole rappresentano oltre il 90% della produzione locale) parla di una produzione di uve attestatasi a 1.378.634 quintali rispetto a 1.421.132 quintali del 2014 (-3%)e di un grado zuccherino superiore di due punti a quello riscontrato lo scorso anno (17,94 contro 15,92), complice un andamento stagionale particolarmente favorevole e di segno opposto ad un’estate 2014 all’insegna di piogge e temperature mediamente basse.

Foto-redacon

foto Redacon

 

“In termini di quantità – sottolinea Alberto Lasagni, responsabile del settore agricolo ed agroalimentare di Confcooperative – il 2015 si è chiuso sostanzialmente in linea (+3,05%) con la media degli ultimi dieci anni, che ebbe il suo picco massimo nel 2009 (1,470 milioni di quintali); sul piano della qualità, poi, i risultati sono davvero eccezionali e i migliori dell’ultimo quinquennio”.

“Sulla flessione produttiva – prosegue Lasagni – ha inciso in modo particolare il significativo calo dell’Ancellotta (-14%), mentre per i lambruschi e le uve bianche di collina si è registrato un incremento del 9%”.

Chiusi i consuntivi sulla vendemmia, i viticoltori reggiani guardano ora al mercato, e i primi segnali per i rossissimi e i mosti (derivati proprio dall’Ancellotta) sono complessivamente positivi, con quotazioni in linea con quelle del 2014.

“E’ invece ancora presto – osserva l’esponente di Confcooperative – per parlare di lambruschi, il cui andamento potrebbe essere influenzato da un aumento della produzione nazionale di vini che ha sfiorato il 16%”. “Una crescita – afferma Lasagni – che se da una parte ha riportato il primato produttivo all’Italia rispetto alla Francia, dall’altra apre incognite sulla redditività che il settore vitivinicolo italiano riuscirà a realizzare in presenza di consumi di vino ed esportazioni che certo non crescono con gli stessi ritmi”.

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Alberto Lasagni

 

E proprio sulla gestione dei volumi di prodotto disponibili, anche alla luce dei meccanismi  riguardanti la raccolta e lo stoccaggio contenuti nella legge del 2010 sulle denominazione di origine dei vini, le cantine reggiane sostengono la necessità di cominciare a lavorare nell’ambito dei consorzi di tutela. “L’obiettivo – osserva Lasagni – è quello di assicurare prospettive di reddito ai produttori ed evitare pericolosi squilibri di mercato che rischierebbero di vanificare investimenti che, a livello regionale, vedono oggi le cantine sociali impegnate per oltre 23 milioni, di cui oltre 4,5 milioni solo nella nostra provincia”.

Contestualmente, però, secondo le cantine sociali riunite in Confcooperative a pochi giorni dalla chiusura della vendemmia, va anche implementato il volume degli investimenti delle aziende nel campo della promozione e della ricerca di nuovi mercati. “Un passaggio, anche questo – conclude il responsabile del settore agricolo e agroalimentare di Confcooperative – finalizzato a valorizzare i rilevanti investimenti messi in atto dai viticoltori e dalle cantine sociali reggiane sugli impianti, sulla qualità, su processi di integrazione (le strutture cooperative sono passate da 16 a 8 nell’ultimo decennio) e ammodernamenti tecnologici”.

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