Le profezie di Negroponte

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Cosa penseresti dell’idea di un futuro in cui la conoscenza potrà essere trasmessa al nostro cervello tramite una pillolina “intelligente”? Probabilmente riterresti che si tratta solo della malsana fantasia di qualche studente svogliato o della debole trama di una fanta-fiction.

E se invece ti prospettassi la possibilità di una nuova automobile che viene creata da zero sulla base di un seme ultra-tech originario, capace di crescere via via come un ortaggio fino a diventare un prodotto finito? Forse mi consiglieresti di assumere meno sostanze stupefacenti…

Eppure le due fantasie citate, giusto pochi giorni fa, le hanno ascoltate con rispetto e concentrazione le mie orecchie e quelle di centinaia di altre persone tra imprenditori, politici, studenti e addetti ai lavori, nel corso di un importante meeting sul tema della mobilità del futuro, organizzato da un noto gruppo industriale italiano.

Ad evocarle, sul palco, è stata la stessa persona che esattamente vent’anni fa, in un saggio del 1985 intitolato Being Digital, aveva chiaramente descritto l’inevitabile percorso dell’umanità verso un futuro in cui praticamente tutto – dall’informazione ai servizi, dalla produzione all’intrattenimento – sarebbe stato digitalizzato o digitalizzabile. Un futuro che è esattamente il nostro presente. Ciò ha giustificato il silenzio quasi contemplativo con cui la suddetta platea ha accolto le parole di Nicholas Negroponte, uno che la fama di guru, spesso assegnata a casaccio, se l’è quantomeno meritata sul campo. Sì, perché questo ormai attempato ex architetto americano di origine greca (non inganni il cognome italiano) e dalla famiglia larga e potente, non solo le pensa e le dice, ma le ha anche fatte: laureato al prestigiosissimo Massachusetts Institute of Technology, ne ha fondato e diretto il Media Lab, serbatoio clamoroso di menti illuminate; non solo, ha dato vita personalmente a svariate start-up di  successo, è stato per tre lustri ai vertici della Motorola e una decina di anni fa ha lanciato la campagna non-profit One Laptop per Child, che si prefiggeva l’obiettivo di produrre e fornire un miliardo di computer portatili a basso costo da destinare ai bambini delle aree più arretrate del pianeta per favorirne alfabetizzazione e sviluppo.

Nicholas-Negroponte

Nicholas Negroponte

Insomma, uno che può permettersi di spararle grosse, oltretutto ben pagato, ma che, conti alla mano, non può essere liquidato come vaneggiante provocatore. «Io un visionario? Non faccio predizioni – ama dire Negroponte – estrapolo solo dalla realtà quel che vedo e lo collego a quel che so».

Io non avevo ancora letto Being Digital. Nel 1995 da giornalista in erba preparavo in redazione con la macchina da scrivere articoli che poi qualcuno ribatteva al terminale, qualcun altro impaginava, qualcun altro stampava, qualcun altro distribuiva in edicola etc.; facevo lunghe fila in segreteria per iscrivermi all’Università portando nello zaino plichi di documenti cartacei; alla sera guardavo da buon pecorone il programma di punta tra quelli offerti dagli unici 6-7 canali televisivi nazionali e il giorno dopo ne discutevo con gli amici di sempre al bar, in treno o in piazza.

Ho digitato il mio primo indirizzo web in un browser su un computer collegato alla rete circa un anno dopo, nel 1996. Allora, pur da giovane e idealista fautore dell’innovazione, non avrei immaginato che il mio giornale, se voglio, me lo costruisco e promuovo tutto da solo, oppure che qualcuno può creare in rete il giornale su misura dei miei interessi; che posso scambiare in tempo reale informazioni e documenti con (quasi) tutti gli enti pubblici e privati o che posso scegliere tra miliardi di contenuti multimediali da fruire in qualsiasi momento, per poi commentarli in contemporanea con qualcuno che sta a Tokyo.

Questo significa due cose. Uno, che venti anni sono tanti e ormai, ahimè, sono diventato vecchio. Due, che se Negroponte e gli altri visionari digitali avevano ragione allora, perché non dovrebbero averla oggi? Nel bene e nel male, si intende, perché, se si fa un gran parlare delle “ombre del web”, qualche verità scomoda ci sarà, come umilmente cerchiamo di capire anche in questa rubrica.

E allora intanto goditi altre perle di Negroponte che io ho sentito dal vivo. E giudica tu stesso.

«Gli esseri umani supereranno la natura. Sconfiggeranno la disabilità e le malattie. Se c’è una direzione verso cui si svilupperà la tecnologia è la vita: il biotech è l’internet del futuro».

«Basta test e competizione. Le verifiche uccidono i bambini. E la competizione è nemica dell’educazione, che è l’unica cosa da cui dipendiamo. La conoscenza è collaborazione. Anche la competizione tra paesi sullo sviluppo è un concetto malato».

«L’accesso alla rete è un diritto fondamentale, più che la connessione, che è un servizio. Quando uscite per strada il marciapiede per camminare c’è, ma non lo pagate direttamente, il sistema lo garantisce. Internet invece si paga. Il futuro è renderlo parte della società civile».

Per commentare la rubrica scrivi a matteo.iori@laliberta.info

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