Anche questa è la vita

Stampa articolo Stampa articolo

È di qualche giorno fa la notizia che a Pineto, provincia di Teramo, un bimbo di 9 anni sia morto durante l’allenamento. E così anche l’oasi felice che può essere una Scuola Calcio deve fare i conti con quello che è la vita. Mentre i grandi si interrogano su questa tragedia, cercando i responsabili e le cause di questa fatalità è ai bambini che bisogna guardare. Nella mia breve esperienza di mister è capitato che la vita, in maniera quasi vigliacca, ci facesse incappare nel lutto di un papà. E mentre ad un adulto sai cosa dire affrontare venti bambini non è così scontato.

I bambini non sono fuori dal mondo, né sono piccoli adulti che capiscono tutto intendiamoci, ma sono spugne che assorbono tutto ciò che li circonda. Sono arguti osservatori e attenti conoscitori del comportamento degli adulti. E il mister è spesso sotto la lente di ingrandimento più grande.

papa dietro la porta

Dicevo di un papà… un uomo discreto, mai sopra le righe, che si metteva quasi in disparte a tifare per noi, uno che se perdevi non era mai un tragedia e se vincevi bè, tanto meglio. Uno di quelli che dicevano che il mister ha sempre ragione e che non si perdeva mai in inutili esternazioni. Fossero tutti così i papà presenti alle partite… ma soprattutto era un Papà con la P maiuscola e lo potevi riconoscere dagli occhi luccicanti di suo figlio quando arrivava alle partite insieme a lui.

A volte la vita, così come un difensore arcigno, non fa sconti  e per dirla calcisticamente ti sega le gambe, così, all’improvviso. Al corso allenatori non ti insegnano ad affrontare certe situazioni. È la tua umanità e il tuo cuore che devono parlare a venti pulcini tra cui uno che ha appena perso il suo supereroe. Già perché il papà è un eroe. Noi pensiamo che i miti dei bimbi siano le varie star del mondo pallonaro, ma in realtà il numero 10 per antonomasia, il mito invincibile è il papà. Del quale si assume l’atteggiamento, la voce, quasi a volergli assomigliare a tutti i costi.

Davanti a queste tragedie bastano poche parole tra te e i tuoi giocatori, bastano gli sguardi o più semplicemente basta far rotolare un pallone sul campo per correre e sfogarsi in libertà, per scaricare la mente, per credere che dietro la recinzione sempre e ad ogni partita ci sia ancora a guardare e a tifare quel papà. Ma sta anche a te mister aiutare la tua squadra a guardare in faccia la realtà, quella fuori dal campo. Quando la magia del pallone finisce insieme all’allenamento, quando i tuoi giocatori sentono quel vuoto lasciato senza un perché. E sta anche a te far credere loro che la vita nonostante tutto sia sempre bella e valga sempre la pena giocare questa partita anche dopo una sconfitta così bruciante. Anche questo è il calcio. E ogni volta che incontro quel giocatore rivedo in lui il suo mito.

Per commentare la rubrica scrivi a matteo.daolio@laliberta.info

 

Pubblicato in A bordo campo Taggato con: