Profeti dell’Antico Testamento

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Fustigatori dell’idolatria e difensori dell’unicità di JHWH

Con questa terza e ultima parte completiamo il contributo sul profetismo a cura di Luigi Rigazzi. La prima parte è pubblicata su La Libertà del 12 settembre, la seconda sul numero del 19 settembre.

Ora tratteremo i profeti dell’Antico Testamento.
La Bibbia Ebraica ci presenta i profeti anteriori, attestati dalla fondazione dello Stato e che durano sino alla fine dell’VIII secolo, i profeti posteriori, dall’VIII secolo e fino al 587/86 – 539, e i profeti minori, che datano dalla fine dell’esilio sino all’esaurimento del fenomeno profetico, cioè attorno al III secolo a.e.v.
Dal III secolo a.e.v. sino alle distruzioni di Gerusalemme del 70 e del 134 e.v., si conoscono una serie di movimenti indicati generalmente come apocalittici, movimenti che hanno molto in comune con la profezia, ma se ne distaccano in modo consistente.
Il Cristianesimo sin dall’inizio ha riconosciuto come propri i profeti dell’Antico Testamento, e non ha avuto suoi profeti, perché, come si evince dalle lettere di Paolo o da alcuni passi degli Atti degli Apostoli, sin dall’inizio nella Chiesa Primitiva tutti i battezzati in Cristo erano considerati profeti:
“Ricercate la carità. Aspirate pure ai doni dello Spirito, soprattutto alla profezia. Chi infatti parla con il dono delle lingue non parla agli uomini, ma a Dio, giacché nessuno comprende, mentre egli dice per ispirazione cose misteriose. Chi profetizza, invece, parla agli uomini per loro edificazione, esortazione e conforto” (1Cor 14,1ss).

Continua a leggere tutto l’articolo di Luigi Rigazzi su La Libertà del 26 settembre

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