Unità pastorali come luci poste sul monte

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Pubblichiamo la lettera di presentazione con cui il Vescovo accompagna la pubblicazione della nota sulle unità pastorali elaborata dal Consiglio Presbiterale, diffusa in questi giorni.

Cari fratelli e sorelle,
la Chiesa nella sua lunga storia, per rimanere fedele all’invito di Gesù – Andate in tutto il mondo e predicate il Vangelo ad ogni creatura (Mc 16,15) – ha più volte mutato le forme della propria presenza nella società. Oggi ci troviamo in uno di questi momenti di rinnovamento. Una delle cause è certamente la riduzione del numero dei sacerdoti.
Non possiamo fermarci al lamento, ma piuttosto trasformare questa tentazione in preghiera perché il Signore mandi operai per la sua messe, secondo il numero che risponde alla sua volontà. Questa difficoltà deve aiutarci a scoprire o riscoprire aspetti essenziali della vita cristiana, che forse avevamo un po’ dimenticato o lasciato in secondo piano.PRIMAPAGINA_26sett2015
Verso dove dobbiamo andare? Che cosa saranno le unità pastorali? Quale traiettoria di cammino indicano?
Esse già sono o nel tempo diventeranno luoghi in cui, sotto la guida dei sacerdoti, i diaconi, i consacrati e i laici formeranno una realtà unitaria, articolata in più comunità congiunte tra loro in modo stabile. All’interno di esse ciascuno potrà esprimere la propria vocazione secondo il disegno di Dio e per la testimonianza a Cristo nel mondo. Ordinariamente non esistono comunità cristiane senza sacerdoti, uniti al loro vescovo, poiché il centro da cui sgorga tutta la vita della Chiesa è la celebrazione dell’Eucarestia. Tuttavia cosa potrebbero i presbiteri nella nostra Chiesa senza i diaconi, i consacrati e i laici?
Immagino comunità che siano come luci poste sul monte (cfr. Mt 5,14). Fondate sulla preghiera comune, sulla bellezza della celebrazione liturgica, sull’Eucarestia ricevuta e vissuta, nello studio e nella meditazione della Parola di Dio, nella carità verso i propri fratelli, verso i poveri, gli sconosciuti, i lontani.
Tutto ciò alimenterà e guiderà la testimonianza della fede e della speranza cristiana, sguardo e giudizio sulla vita inevitabilmente in contestazione verso un mondo che non riconosce più Dio e che fa del potere, del piacere e della sopraffazione i propri idoli.

Continua a leggere l’intervento di monsignor Camisasca su La Libertà del 26 settembre 

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