Ecco perché la stampa diocesana deve vivere

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Il territorio, questo sconosciuto. O meglio, quello noto per lo più solo in negativo per la cronaca nera o per i disastri dovuti a eventi naturali. Questo il panorama nel quale spesso ci si muove nel nostro Paese quando si affronta il rapporto tra mass media e periferie, queste ultime tornate alla ribalta grazie ai continui richiami di papa Francesco. «Raccontare il territorio» è stato il tema attorno al quale nello scorso fine settimana in provincia di Messina, invitati dal mensile locale La Scintilla e dalla delegazione regionale, ci siamo ritrovati e confrontati come direttori e giornalisti dei periodici della Federazione italiana settimanali cattolici (Fisc).
Con noi anche altri colleghi della carta stampata e diverse nuove leve che mai sono mancate in questi appuntamenti giunti alla 24ª edizione. Un impegno costante, quello della formazione e della professionalità abbinate alla credibilità e all’affidabilità, che prosegue e cresce nel tempo e fa lasciare le porte aperte delle nostre redazioni a chi desidera approcciarsi a questo affascinante e complicato mestiere.
Il territorio, è stato ricordato, non è solo un punto sulla cartina geografica. Per noi è il luogo delle relazioni, della vita quotidiana costituita da un’infinità di storie ordinarie dalla valenza straordinaria che diventano notizia sulle colonne dei nostri giornali. Per noi il territorio è un mosaico di volti, di sguardi, di nomi e cognomi di persone che abitano i nostri paesi e le nostre città.
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Noi, da oltre un secolo, raccontiamo un’altra faccia della realtà, quella che non emerge dai grandi network. Diamo voce a storie che sono un segno di speranza in atto per questi anni segnati da una crisi che non ci nascondiamo, ma dalla quale non vogliamo neppure farci deprimere. Raccontiamo ogni settimana, e ogni giorno sul Web, le vicende di un «umanesimo della solidarietà» dal quale affiora un’Italia solida che si fa compagna di viaggio e condivide ciò che ha.
È quanto sta avvenendo in queste settimane con l’accoglienza ai profughi: una traduzione incarnata della frase evangelica: «Ero straniero e mi avete accolto».
La nostra attenzione al territorio non vuole essere un limite, ma è il punto di partenza dal quale scrutare il mondo. Questa mission è impressa nel dna del nostro essere giornali di ispirazione cristiana. Tutto, dell’esperienza umana, ci interessa, a partire dai più deboli, dagli ultimi degli ultimi, come appunto sta accadendo con le drammatiche vicende degli immigrati rifiutati da troppi Paesi in Europa.
Per noi il territorio è un luogo da ascoltare, un luogo di incontro in cui sporcarsi le mani con le vicende della gente. «Giornalisti con l’odore dei lettori», ho ricordato in più occasioni. Non una frase a effetto, ma un programma di lavoro da praticare in ogni momento. Ora siamo davanti al rischio del silenziatore. Dietro l’angolo ci sono almeno tre urgenze. L’annosa questione dei contributi all’editoria, non ancora definiti né per l’anno 2014 né per quello in corso. Un’incertezza che mette le aziende in condizione di precarietà. La riforma dell’editoria rimasta al palo, dopo un primo incontro convocato nel maggio scorso dal sottosegretario alla presidenza del Consiglio dei ministri Luca Lotti.
Infine l’avvio del Piano Poste dal primo ottobre prossimo. Fra pochi giorni scatterà la consegna a domicilio «a scacchiera» (una settimana il lunedì, mercoledì e venerdì, quella successiva il martedì e il giovedì) nei primi 250 comuni con meno di 30mila abitanti. Saranno oltre 5200 quelli interessati dall’intervento (15 milioni in totale i cittadini coinvolti) che si concluderà nel febbraio 2017. Si tratta di una vera e propria mannaia per chi fa del legame con gli abbonati un motivo di strettissima connessione con il territorio. Un ennesimo intervento che pregiudica la libertà di informazione, colpisce i più marginali e confina sempre di più le periferie.
Francesco Zanotti
 presidente Federazione italiana settimanali cattolici (Fisc)
Fonte: Avvenire
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