Punto nascite in montagna: tenere aperto si può

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“Le scelte, ancor più decisamente, spettano ora alla Regione Emilia-Romagna e alla Conferenza sociosanitaria provinciale, e quindi a tutti i sindaci reggiani”.

Così Giovanni Teneggi, direttore di Confcooperative, si è espresso nel corso dell’intervento all’assemblea pubblica ha concluso il suo intervento all’assemblea pubblica promossa dal Comitato “Salviamo le Cicogne” a favore del mantenimento del punto nascite a Castelnovo ne’ Monti.

In un rimbalzo di pareri, opportunità, possibilità e responsabilità, secondo il direttore di Confcooperative (che nel marzo scorso aprì il dibattito sulla possibile chiusura del punto nascite al Sant’Anna a fronte delle allarmate affermazioni del direttore generale dell’Ausl, Fasto Nicolini) non vi sono ora dubbi, dopo che il sottosegretario alla Salute, Vito De Filippo, ha aperto alla possibilità della “persistenza di punti nascite in deroga al volume minimo di 500 parti/anno” previsto dall’Accordo Stato-Regioni del 16 dicembre 2010.

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Un’apertura del Governo, in sostanza, che emerge dalla risposta di De Vito ad un’interrogazione dei deputati Mario Borghese e Mauro Ottobre (gruppo misto) pubblicata anche sul bollettino ufficiale della Camera. Tale persistenza – che potrebbe essere decisiva per il punto nascite di Castelnovo ne’ Monti – può essere prevista, come si legge nel documento, “esclusivamente in caso di situazioni orografiche critiche, ovvero in presenza di aree geografiche notevolmente disagiate, a condizione che in tali strutture siano garantiti tutti gli standard organizzativi, tecnologici e di sicurezza previsti per le UU.OO ostetriche e neonatologiche/pediatriche di I livello”.

“La posizione del governo – ha detto Teneggi in assemblea – introduce, inoltre, il nuovo principio di “flessibilità e idoneità”, che manda in soffitta le precedenti interpretazioni che draconianamente stabilivano la chiusura dei punti nascite con numeri inferiori ai 500 parti/anno”.

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“Il Governo – ha sottolineato il direttore di Confcooperative – aderisce quindi chiaramente e formalmente al principio più volte suggerito da Confcooperative e introdotto nei documenti approvati dall’Unione dei Comuni dell’Appennino Reggiano e da altre amministrazioni”.  “Ora – aggiunge Teneggi – la scelta è davvero politica e riguarda il livello di attenzione e investimento che Regione, Provincia e Comuni del territorio intendono assicurare per tutta la comunità regionale, Appennini e crinali compresi”.

La palla, secondo Confcooperative, è dunque decisamente in mano alla Regione Emilia Romagna, “che potrà fare o no – spiega Teneggi – una proposta di mantenimento del punto nascite coerente ai principi di sicurezza ricordati dal Governo e, contestualmente, alla Conferenza sociosanitaria provinciale dove tutti i sindaci reggiani sono chiamati a decidere se sollecitarla e attenderla autorizzando anche i relativi investimenti oppure no”.

Su questi temi Confcooperative richiama nuovamente al confronto anche il mondo economico e le sue associazioni, “perchè – afferma il direttore di Confcooperative – la tenuta dei servizi alla persona non è solo questione di equità, ma anche condizione per la tenuta economica e la prevenzione di rischi sociali e ambientali provenienti da territori altrimenti abbandonati”.

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