Chi ben comincia…

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All’inizio di una nuova stagione calcistica è sempre l’euforia a farla da padrone: nuova energia dopo le vacanze,  un nuovo gruppo di ragazzi, nuove idee e la voglia di misurarsi con altre squadre.

Ma sono tante anche le incognite e i dubbi: obiettivi, aspettative dei ragazzi, della società e… dei genitori.

Il miglior modo per lavorare è sempre quello: essere sempre se stessi. Credere in ciò che si fa. Senza presunzione. Nel mio caso, oltre agli esercizi di tecnica con il pallone cerco di allenare la mente e lo spirito.

Lo spirito?!?! Certo! Un ragazzo di tredici anni cosi come un uomo di cinquanta ha una carica interiore! Forse addirittura ne ha di più, perché non ancora “corrotto” dalle preoccupazioni della vita di tutti i giorni. Anche se le preoccupazioni ci sono anche a tredici anni.

Per spirito intendo la forza che ognuno ha dentro di sé per inseguire fortemente ciò che vuole. Bisogna allenare questa forza: la motivazione. In troppi rinunciano un attimo prima di realizzare qualcosa di importante.

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Ligabue canta che sono i “sogni a dare forma al mondo”. I ragazzi devono approcciarsi alla vita con i loro entusiasmi, le loro preoccupazioni, le loro difficoltà, le loro aspettative. A noi grandi e allo sport nel mio caso il compito di permettere loro di scoprirsi e di conoscersi al meglio.

Allenare il corpo serve per allenare la mente. La fatica fisica dell’allenamento come metafora della vita: per conquistare qualcosa bisogna sudare dentro e fuori dal campo. Nessuno regala niente. Ma la soddisfazione di centrare un obiettivo o di tagliare un traguardo, di vincere una partita dopo aver “sofferto” con allenamenti al caldo e non leggeri, penso che non abbia eguali. Le cose conquistate da soli valgono di più.

Ma la cosa più difficile è fargli capire è che tutto questo lo devono fare per  loro stessi. Sono loro i protagonisti della loro vita. Io posso solo insegnare un metodo, i ragazzi devono metterci del proprio. Non accontentarsi e alzare l’asticella del  traguardo da raggiungere. La vera ambizione è proprio questa: non sentirsi mai arrivati e non scadere nella presunzione di essere i migliori. Mettersi in discussione ogni volta è la via per il successo. Non quello patinato dei social, ma quello di diventare Uomini. E se va male? Nella vita come nel calcio non sempre si vince, è importante però aver dato tutto e aver fatto tutto il possibile per raggiungere la meta. Spesso le sconfitte insegnano più di alcune vittorie.

Ai miei ragazzi ho detto che il progetto per i prossimi due anni è quello di costruire una casa: le mie e le loro motivazioni sono le fondamenta;  io e il mio staff mettiamo il cemento, loro sono i mattoni. Ma se i mattoni sono vuoti la nostra casa cade.

Per commentare la rubrica scrivi a matteo.daolio@laliberta.info

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