Guardare e vedere non fa lo stesso

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Grazie a tutti, esperimento riuscito! Ho avuto delle risposte e adesso ho la certezza di avere degli interlocutori, persone che leggono quello che scrivo e non solo, ma mi danno anche degli spunti: uno di questi mi arriva da L. C. di Poviglio, che vorrebbe una mia riflessione sulla composizione dell’inquadratura, sullo studio per una foto ragionata ed infine, per contro, sul trovarsi pronti per cogliere il momento giusto per scattare.

Mi verrebbe da dire che se una persona possedesse compiutamente questi tre concetti fondamentali, sarebbe un professore e siccome io non lo sono farò solo quello che mi è stato chiesto: una semplice riflessione.

La composizione di una fotografia è, in parole povere, il saperci mettere dentro solo quello che è necessario a catturare l’attenzione di chi la guarderà, quello verso quella cosa che, a sua volta, ha catturato la nostra.

Più facile a dirlo che a farlo, me ne rendo conto anch’io quando spesso mi sono trovato nelle stampe delle cose che non avevo visto mentre inquadravo. Per noi non vale assolutamente la regola: quello lo tolgo dopo con Photoshop.

CabbageLeaf

Cabbage Leaf- foto di Edward Weston

Allora soffermiamoci un momento sui verbi guardare e vedere e per farlo andiamo in prestito dalla signora Treccani:

Guardare (prendo il primo significato): Dirigere gli occhi, fissare lo sguardo su qualche oggetto (non include necessariamente l’idea del vedere, in quanto si può guardare senza vedere…).

Vedere (sempre il primo significato): Percepire stimoli esterni per mezzo della funzione visiva.

A me sembra che il guardare sia un atteggiamento passivo, come a dire che tutte le volte che apriamo gli occhi siamo costretti a farlo, mentre il vedere è un atteggiamento più attivo, che implica necessariamente un intervento del nostro cervello. Mentre lo scrivo mi viene in mente che forse è il contrario, ma resta sempre il fatto che possiamo guardare senza vedere o vedere senza guardare e in qualunque modo si giri la frittata, quando inquadriamo la nostra fotografia, dobbiamo far lavorare il cervello e non è detto che lo si faccia sempre.

Pepper

Pepper – foto di Edward Weston

Il saper vedere (o guardare per chi pende per la seconda soluzione) è patrimonio dei grandi fotografi. Vale come esempio quello che diceva Edward Weston (1886-1958) quando era in Messico, ci era andato per via della splendida luce che si trova a quelle latitudini: “Se quando sono in macchina – cito a memoria – e ‘vedo’ una bella fotografia ma non ho voglia di fermarmi, non lo faccio, perché so che più avanti ne vedrò un’altra altrettanto bella”. Questa sicurezza mi ha sempre impressionato, ma andatevi a vedere le fotografie del maestro americano e scoprirete che per fare delle splendide fotografie a dei peperoni o a delle foglie di insalata, di sicurezza ce ne vuole tanta.

Allora bisogna proprio che ciascuno di noi impari a vedere e lo si farà solo guardando le fotografie dei maestri, in poche parole studiando, proprio come a scuola.

Ero partito dalla composizione e sono finito a parlare della foto ragionata, che volete, mi confondo anch’io.

Per farmi perdonare la prossima volta andremo alla composizione e cercheremo insieme di capire qualcosa della cosiddetta sezione aurea.

Per commentare la rubrica scrivi a giuseppemariacodazzi@laliberta.info

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