Assunta: l’omelia di monsignor Camisasca a Marola

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Pubblichiamo di seguito l’omelia preparata da monsignor Camisasca per la Solennità dell’Assunzione della B.V. Maria, omelia che il vescovo Massimo ha pronunciato durante la concelebrazione eucaristica presieduta il 15 agosto presso l’Abbazia matildica di Marola:

La concelebrazione presieduta da monsignor Camisasca il 15 agosto 2015 a Marola (foto G.M. Codazzi, tutti i diritti riservati)

Cari fratelli e sorelle,
la solennità che oggi celebriamo, proprio nel cuore dell’estate, porta nella nostra vita una luce e una speranza che provengono direttamente dal mistero della Resurrezione del Signore. Oggi, infatti, contempliamo Maria assunta in cielo. Le parole del Prefazio di questa Messa ci aiutano a entrare nel significato profondo della festa: «In lei, primizia e immagine della Chiesa,
hai rivelato il compimento del mistero di salvezza
e hai fatto risplendere per il tuo popolo,
pellegrino sulla terra,
un segno di consolazione e di sicura speranza».

Siamo invitati a guardare Maria poiché in lei vediamo ciò che anche a noi è promesso. Certo ella, a motivo della sua purezza originaria, ha avuto il privilegio di non sperimentare la corruzione del sepolcro. Noi invece siamo tutti peccatori e non meriteremmo il privilegio che alla Vergine è stato concesso. Ma Gesù, con la sua morte e la resurrezione, ci ha aperto le porte del cielo e, attraverso sua Madre, ci ha fatto vedere quale destino di gloria ci attenda.

Cari fratelli e sorelle, troppo corto sarebbe il respiro della celebrazione odierna se essa, assieme all’esultanza per le grandi cose che il Signore ha operato in Maria, non ci rivelasse nel contempo anche una verità profonda della vita di ognuno di noi: nell’Assunta ci viene svelato il significato e il valore della nostra esistenza. Ogni vita umana è destinata all’eternità. Nulla di ciò che abbiamo vissuto sulla terra, ad esclusione del male, andrà perduto.

Questo è il primo messaggio che possiamo raccogliere dalla festa dell’Assunta. Divenendo uomo, assumendo la nostra carne umana, Dio ha rivelato in modo chiaro il valore positivo della creazione e in essa della persona umana, compreso il suo corpo.
Nel cristianesimo non c’è una visione manichea della vita: ogni cosa è buona se vista, amata e rispettata nel posto che Dio le ha assegnato.
Nella prima lettera ai Corinti san Paolo arriva a scrivere: Il corpo è per il Signore e il Signore è per il corpo… Non sapete che i vostri corpi sono membra di Cristo?… Non appartenete a voi stessi… Glorificate dunque Dio nel vostro corpo (1Cor 6,13-15; 19-20).Monsignor Camisasca il 15 agosto 2015 a Marola (foto G.M. Codazzi, tutti i diritti riservati)
Non dobbiamo idolatrare il nostro corpo, come se fosse un dio, ma neppure disprezzarlo, come se fosse il carcere dell’anima. Dobbiamo farne veramente uno strumento di lode a Dio, sapendo che è tempio dello Spirito Santo in tutti coloro che per il Battesimo e l’Eucarestia, partecipano del bellissimo dono di essere casa della Trinità. 

Un secondo messaggio, che ci viene dalla festa dell’Assunta, di estrema importanza e consolazione per tutti noi, ci parla della certezza che la vita non finisce con la nostra morte fisica. Gesù è risuscitato e siede alla destra del Padre. Sì, potremmo dire, ma Lui è Dio.
Con l’Assunzione di Maria la Chiesa ci vuole rassicurare sulla veridicità di ciò che Gesù aveva preannunciato: Io sono la resurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà (Gv 11,26) e san Paolo dice che Gesù è il primogenito dei risorti, primizia di coloro che sono morti (1Cor 15,20).

Dunque la resurrezione è il destino buono che attende chiunque avrà creduto in Gesù, apertamente conosciuto o misteriosamente amato nello Spirito Santo.
La nostra vita non finisce qui. Troppo piccola per i nostri desideri, troppo ingiusta per le molte diseguaglianze, troppo breve per le nostre attese sarebbe un’esistenza che si concludesse sulla terra.
Non veniamo dal nulla e non andiamo verso il nulla! Siamo attesi, anzi siamo attratti da un Padre che ci ha voluti e ci ama.
Monsignor Camisasca il 15 agosto 2015 a Marola (foto G.M. Codazzi, tutti i diritti riservati)La festa di oggi dà in questo modo serenità alle nostre giornate, pur così attraversate da tanti dolori e preoccupazioni.
La pace nasce quando sappiamo che, in forza della misericordia di Dio e del nostro pentimento, il male è perdonato e giorno dopo giorno i cuori degli uomini che amano Dio vengono risanati. Nasce nel tempo un inizio visibile di quella Gerusalemme celeste che sarà la nostra abitazione per sempre, ricca dei canti e delle luci dei santi e soprattutto della presenza di Dio, che sarà per noi una continua scoperta.

Amen.

+ Massimo Camisasca

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