Il Vescovo Caprioli: ecco l’insegnamento di San Lorenzo

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“Il santo dell’umorismo cristiano”; così il Vescovo emerito Adriano Caprioli ha definito San Lorenzo – patrono dei diaconi – nell’omelia della Messa presieduta nella cripta della Cattedral,e la mattina di lunedì 10 agosto, citando due noti episodi di cui il martire fu protagonista. Il primo relativo alla richiesta della consegna dei “tesori della Chiesa” alle autorità: il diacono indicò i poveri; l’altro relativo al suo stesso martirio sulla graticola.
Ma qual è il messaggio che oggi San Lorenzo a cui sono intitolate in diocesi nove parrocchie, oltre all’unità pastorale di Baragalla-Coviolo-Preziosissmo Sangue e la chiesa dell’Osea; anticamente esisteva in città anche la parrocchia di San Lorenzo, ora trasferita in Sant’Agostino?
Questi gli insegnamenti: la gioia della carità e la gioia della testimonianza.
Infatti, davanti a Dio, le opere di carità – ha precisato il vescovo Adriano – non sono tanto gesti di solidarietà, ma atti di culto quanto i profumi d’incenso. Sì, la carità come atto di culto, liturgia, amava definire don Mario Prandi la Casa della carità.

quadro san lorenzo

Pietro Desani, “Il martirio di San Lorenzo”; chiesa parrocchiale di Sant’Agostino (Reggio Emilia)

Componente del Vangelo della gioia è la gioia della testimonianza, cioè la libertà di credere nella vittoria del bene sul male, nella rivincita del chicco di grano che caduto in terra non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto (Giov. 12,24).
Ne consegue che la santità cristiana è anche un fatto che non si presenta sempre allo stesso modo. C’è la santità eroica, come quella di S. Carlo Borromeo o S. Teresa d’Avila e, prima ancora, del martire S. Ignazio di Antiochia. Il santo diventa così l’eroe cristiano, sia egli martire o santo, per la straordinarietà delle sue virtù.
Esiste anche – ha puntualizzato mons. Caprioli – la santità nel quotidiano, dentro le condizioni comuni di vita. Affermava Sant’Agostino: Il bel giardino del Signore, o fratelli, possiede non solo le rose dei martiri, ma anche i gigli dei vergini, l’edera di quelli che vivono nel matrimonio, le viole delle vedove. E San Francesco di Sales scriveva: È un errore, anzi una eresia, voler escludere la vita devota — cioè la ricerca della santità — dalle caserme, dalle officine degli artigiani, dalla corte dei principi, dalla vita di famiglia degli sposi.
“Se le cose stanno così, S. Lorenzo, la Parola di Dio che ascoltiamo e l’Eucaristia che celebriamo ci dia sempre la gioia di sentirci chiamati alla santità dentro le condizioni comuni di vita: chiamati da peccatori, ma sempre chiamati”, ha concluso il vescovo Adriano.

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