Vecchi, giovani. Sconfitti

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Nel romanzo un’antropologia della vita politica

La prima parte di questo saggio è stata pubblicata su La Libertà del 1° agosto scorso, a pagina 12.

Salta agli occhi, dal testo, la simpatia di Pirandello per Spiridione Covazza, dietro il quale si cela (ma non troppo) il deputato repubblicano Napoleone Colajanni. Una delle fonti di Pirandello, infatti, era Il Siciliano, un settimanale vicino ai socialisti, il quale però “non condivideva la linea massimalista della sinistra (Giuseppe de Felice Giuffrida, Nicola Barbato, Rosario Garibaldi Bosco), ma quella riformista e repubblicano-socialista alla Napoleone Colajanni” (M. Ganci, cit.). Ma è probabile che Pirandello conoscesse personalmente Colajanni (collaborò, sia pure sporadicamente, alla Rivista popolare fondata da Colajanni nel 1896) e che avesse ascoltato dalla sua voce le idee poi attribuite a Covazza.
d) Uno spadaccino misterioso
È probabile che altri personaggi abbiano almeno un “inizio storico”: penso a Luca Lizio e Norcio Pigna, che fondano il Fascio dei lavoratori di Girgenti, o a Lino Apes, direttore della Nuova Età, grande amico di Lando Laurentano.
Fra i personaggi sui quali occorrerebbe un supplemento di indagini ce n’è uno che chiameremo “lo spadaccino”.
Si tratta di questo: nella prima parte del romanzo si svolge un duello fra Ignazio Capolino e Guido Veronica, sostenitore di Roberto Auriti. Per il Veronica, giungono da Roma i padrini: uno è Corrado Selmi (del quale parleremo più avanti); l’altro è un “famoso spadaccino” che verrà ricordato più di una volta, ma senza mai essere nominato. La cosa sembra proprio voluta perché Pirandello ha dato nome e cognome a tutti i suoi personaggi, anche a quelli più marginali.

Leggi la seconda e ultima parte dell’articolo di Antonio Petrucci su La Libertà dell’8 agosto

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