“Le 12 fatiche di Ercole” a Restate 2015

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Lo stage internazionale di commedia dell’arte di Antonio Fava, che si svolge a Reggio Emilia fino al 20 agosto ed è inserito nel calendario delle iniziative di Restate 2015, entra nel vivo con un interessante programma che prevede spettacoli e mostre.

Giovedì 6 e venerdì 7 agosto si svolge lo spettacolo “Le 12 fatiche d’Ercole”, alle ore 21, nel cortile della Galleria Parmeggiani. Uno spettacolo realizzato da ArscomicA e pensato per i più piccoli, dai quattro anni in su. Protagonista della piece è Pulcinella, grande personaggio della tradizione popolare della commedia dell’arte, testimone a un tempo della durezza e della bellezza della vita, fatta sì di difficoltà, ostacoli e avventure impreviste, ma sempre ripagata con grandi gioie e momenti di belle soddisfazioni. Pulcinella, con le sue Dodici Fatiche – come l’eroe leggendario! – spiega la sua vita: dall’attesa della nascita all’interno d’un uovo gigante, poi la nascita stessa e via via attraverso il lavoro, la guerra e poi il matrimonio con Donna Zezza e i tanti figli e i tantissimi nipotini. Nel corso delle sue avventurose fatiche Pulcinella incontra due amici che saranno suoi inseparabili compagni di fatiche: la gattina Tric e il topino Uì-uì. Lo spettacolo, a ingresso libero, è interpretato da Angela Ruozzi con la regia di Antonio Fava: le illustrazioni sono di Valentina Corradini.

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Alla Galleria Parmeggiani prosegue inoltre l’esposizione di maschere di Antonio Fava, “Ars larvaria”, che si protrarrà fino al 20 agosto. La mostra, a ingresso libero, è visitabile tutte le sere, tranne il lunedì, dalle 21 alle 23.

‘Larva’ è la parola usata durante tutto il Medioevo per definire la maschera. La maschera è oggetto antropologico per eccellenza, presente in tutte le epoche e in tutte le culture. Anche i popoli mai entrati in contatto fra loro perché separati dall’oceano o da lunghe epoche, hanno prodotto, per identici motivi, un loro mondo di maschere.

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La maschera è sempre stata legata al culto dei morti. Quando diventa oggetto teatrale, nella Grecia antica, è comunque oggetto di culto, perché rito religioso è il teatro stesso.  Solo con il Rinascimento la maschera diventa ‘laica’, legata alla festa e al gusto dell’incognito, come vera e propria moda.  Quando negli anni Trenta del Cinquecento qualcuno che resta incognito decise che il teatro può essere un prodotto in vendita e inventa, così, l’attore professionista ossia la Commedia dell’Arte, la maschera s’impone subito come elemento essenziale per significare personaggio, rappresentazione, spettacolo.

Non tutti i personaggi della commedia sono interpretati dagli attori indossando una maschera. Vi sono anzi commedie nelle quali il numero di maschere indossate è nettamente inferiore al numero dei volti naturali. Ma la maschera è il segno di un’arte, di un modo di agire sulla scena. Se la maschera è il ‘grande spettacolo del volto umano’, tutto ciò che si rappresenta sotto il segno della maschera, sarà il ‘grande spettacolo dell’essere umano’ e sociale. Perché le vicende della commedia sono la rappresentazione fortemente spettacolarizzata degli umani-cittadini, con le loro grane, le loro noie, i loro problemi e i loro drammi, tutti svolti in un mondo cittadino; intrighi complicati e complessi, così drammatici e persino tragici per i personaggi, così irresistibilmente comici per il pubblico. Il grande simbolo di tutto ciò è la maschera. Un manufatto in cuoio, che se ben fatto e ben utilizzato da eccellenti attori, diventa il detonatore d’una esplosione espressiva che da cinque secoli, in perfetta continuità, calca le scene del mondo: la Commedia dell’Arte.

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