Confcooperative vede spiragli di crescita

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Sebbene l’elemento dominante sia rappresentato dalla stazionarietà, il sistema imprenditoriale di Confcooperative mostra una tendenza alla crescita, seppure modesta, per i prossimi mesi.
“Sono segnali ancora timidi – sottolinea il presidente della centrale cooperativa, Giuseppe Alai – che però riguardano due elementi di particolare importanza”. “Da una parte, infatti, non solo si conferma la stabilità dei livelli occupazionali anche in settori in difficoltà come quello del lavoro e servizi, ma si manifestano anche alcune tendenze all’aumento che valgono, in particolare, per le cooperative sociali, tanta parte delle quali sono oggi protagoniste di rilevanti investimenti come quello, ad esempio, del recupero dell’ex Polveriera di Reggio e del poliambulatorio 3C Salute”.
“Contestualmente – prosegue il presidente di Confcooperative – vi sono anche migliori tendenze sul fatturato per il comparto del lavoro e servizi, del turismo, cultura e sport, mentre in forte sofferenza resta l’agricoltura”.

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“Tendenze – osserva Alai – chiaramente da verificare alla luce di condizioni generali e specifiche che restano sfavorevoli e viziate, perchè ancora nessuno ha messo mano, ad esempio, alle gare al massimo ribasso, non si è stroncato il fenomeno del dumping contrattuale, degli appalti che non rispettano le tariffe minime previste dai contratti nazionali, costringendo le cooperative a pesanti sacrifici per la tenuta dei livelli occupazionali nei settori a più alta densità di lavoro e a competere su un mercato falsato da diffusi comportamenti irregolari”.
“Sanare questa situazione – afferma Alai – è un dovere ineludibile al quale richiamiamo con urgenza la politica, le pubbliche amministrazioni, gli organi di controllo, a maggior ragione perchè si tratta di mettere in atto interventi che non presentano alcun costo e, anzi, costituiscono un atto di giustizia dal quale possono nascere nuovo lavoro regolare e nuovo gettito per le casse pubbliche”.
Venendo ai dati dell’ultima congiunturale di Confcooperative, il 20,8% del campione prevede un aumento del fatturato nei prossimi mesi (il dato della prima parte del 2015 era al 12,5%), mentre scende dal 18,7 al 14,5% la quota delle imprese che prevede una diminuzione.

La situazione più critica riguarda l’agroalimentare, dove si dimezza il numero delle imprese che prevedono incrementi (7,6%) e passano dal 23 al 38,4% quelle che, al contrario, prevedono cali.
Per quanto riguarda l’occupazione, la prima parte del 2015 ha confermato la buona tenuta delle imprese di Confcooperative, con il 77% delle cooperative che ha mantenuto invariati i livelli occupazionali, il 10,4% che li ha aumentati e un utilizzo di ammortizzatori sociali che ha coinvolto meno di 90 lavoratori su oltre 16.000 e 7 cooperative (su oltre 400) in stato di crisi dichiarato.
In prospettiva, nuove assunzioni sono previste dal 12,5% delle imprese, mentre per le altre le previsioni sono in massima parte di stazionarietà.
“In questi dati – osserva il presidente di Confcooperative, Giuseppe Alai – c’è il senso dell’anticiclicità della cooperazione, frutto di una mutualità interna che risponde a bisogni reali e contingenti delle persone, ma che evidentemente non può bastare, da sola, a farsi carico dei guasti che generano le troppe irregolarità presenti soprattutto nei comparti in cui la competizione si gioca proprio sull’apporto di lavoro”.

La conferma viene anche dai dati relativi ai prezzi di vendita di beni e servizi, che l’83,3% delle cooperative (la percentuale più alta negli ultimi 18 mesi) non ha ritoccato e che il 14,5% ha diminuito, ricorrendo a queste armi per presidiare il mercato e sostenere le vendite.
Stazionaria, poi, la situazione della liquidità, con difficoltà che comunque continuano ad emergere soprattutto per l’area del lavoro e servizi e la preoccupazione, in prospettiva, di un aumento del fabbisogno di credito a breve, legato anche a ritardi dei pagamenti sia da parte dei clienti privati (il 43,7% delle cooperative sconta ritardi) che del pubblico, con la segnalazione di ritardi da parte del 62% del campione.

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