Rwanda: nascono bebè e… parrocchie

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Dalle cime di Predazzo, dove ha portato in campeggio i giovanissimi dell’unità pastorale di Bagnolo, è appena ridisceso nella città arroventata. Monsignor Daniele Gianotti, neo-parroco, fa il punto in redazione sulla presenza diocesana in Rwanda, dove si è recato dal 21 al 30 giugno. Con lui c’era suor Manuela Elisabetta della Congregazione Mariana delle Case della Carità, che era già stata nel Paese africano nel 1995, allorché l’intraprendenza di don Gigi Guglielmi aveva avviato il progetto Amahoro (case della pace) per accogliere gli orfani e i traumatizzati del genocidio, seguiti nel tempo da disabili psichici, malati e anziani.

A quell’epoca era semplicemente la giovane Manuela Caffarri in esplorazione fuori da Reggio Emilia; poi per vent’anni non era più tornata a vedere lo “spettacolo” di quelle Case, fiorite a Bare, Kabarondo e Mukarange, dove si respira molto dello spirito dei tre Pani caro a don Mario Prandi.
I due inviati diocesani sono stati accolti da Maurizia Barbieri, la volontaria di Castellarano che sta per compiere il secondo anno di permanenza-Amahoro e rientrerà in ottobre, e da padre Viateur Bizimana, l’assistente spirituale delle case, che per il resto sono egregiamente dirette da laiche autoctone.

Leggi il testo integrale dell’articolo di Edoardo Tincani su La Libertà del 25 luglio

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