Campi missionari: partire per condividere

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“Estate alternativa”, l’editoriale de La Libertà del 25 luglio

Condividere: ecco un altro verbo che la comunicazione digitale ha inflazionato: nell’epoca dei social network condividere significa sostanzialmente pubblicare, spiattellandoli in Rete, stati d’animo, immagini e collegamenti multimediali.
D’altra parte, come insegna il cardinale Ravasi, sono tanti i termini che la tecnologia prende a prestito dalla teologia, travisandone il senso cristiano aggiungo io: si pensi alla parola “icona” o alle azioni informatiche creare, salvare, giustificare, convertire. Anche “condividere”, nel senso di Facebook & compagnia, rimane qualcosa di superficiale: al di là di vacui “mi piace”, una curiosità passeggera, un pedaggio alla legge dell’apparire per esistere.
Questa divagazione mi è balzata in mente quando ho letto che una delle motivazioni che spinge decine di giovani a partire dalla nostra Diocesi per un periodo d’impegno in luoghi di missione è proprio il desiderio di condividere. Inteso, qui, come fare un pezzo di strada insieme; mettere in gioco se stessi al servizio di una cultura e di una Chiesa differenti e altrettanto ricche di umanità; incontrare altri popoli e riflettere, nel confronto, sul personale cammino di fede e sugli stili di vita; rendersi utili con il dono del tempo e dell’amicizia.
Condividere alla maniera di Sonia, già da tempo a Gomsiqe, in Albania, che per luglio e agosto aiuta nell’animazione del grest in sei villaggi e nella preparazione dei bambini ai sacramenti. “Ho avuto il grande privilegio – scrive – di rallentare nel mio cammino, di godermi la bellezza, di fermarmi davanti alla sofferenza e alla povertà”.
Questo tipo di condivisione non si può realizzare nello spazio di un clic, ma richiede giorni e settimane per viaggiare, acclimatarsi, conoscere usi e cibi, vivere in un altro mo(n)do, guardare da vicino. La forza attrattiva dei campi missionari è in questa verità della condivisione, che tocca cuore, corpo e mente, coinvolgendo nell’esperienza diretta in loco e nelle relazioni al di là del sentito dire mediatico.
Le partenze, dall’immaginario imbarco del Centro Missionario, sono cominciate l’8 luglio: proseguiranno, a turni, fino all’inizio di settembre. Ad accogliere i giovani ci sono i “nostri” laici, sacerdoti e religiosi, conoscitori delle missioni diocesane. Sette ragazze vanno in Albania, quindici giovani volano in Brasile giovedì 23 luglio, accompagnati da don Marco Ferrari, altri sette vivranno un mese in Madagascar, ricevuti da Diana Guidorizzi, per visitare Ambositra, Ampasimanjeva e soprattutto Manakara. Una ragazza è appena partita per la Casa della Carità di Mumbai, in India. E ci sarà movimento anche in Rwanda, col campo organizzato dal Gruppo Padre Tiziano (base a Munyaga) e quattro reggiani “ospiti” delle Case Amahoro tra agosto e settembre, inviati a due a due…
“Share the love”, condividi l’amore, recita il tormentone estivo di Cesare Cremonini.
Chiedendo venia per la citazione leggera, mi sembra un buon augurio per i giovani che hanno scelto queste vacanze alternative. La canzone così continua: “E per quanta strada ancora c’è da fare… amerai il finale. Buon viaggio!”.

Edoardo Tincani

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