Ascolta chi parla

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In Italia, si sa, tutti sono commissari tecnici della nazionale e tutti se ne intendono di calcio. E allora ecco che dalle tribune assiepate di nonni, genitori  fratelli e chi più ne ha più ne metta, se ne sentono di tutti i colori. Dai consigli tattici gridati al tuo difensore centrale, fino al più classico “se tutti fossero come mio figlio vinceremmo di più”. Risparmio le cose più brutte.

E il mister cosa fa? Più che parlare ai genitori, più che spiegare loro come ci si debba comportare cosa altro si può fare? Insegnare ai piccoli è bello per un semplice motivo: ti ascoltano! “Insegnare” ai grandi è arduo, quasi impossibile. Anzi, ai grandi non si dovrebbe nemmeno insegnare, dovrebbero già sapere le cose!

L’importanza di ascoltare, non di sentire. Le voci fuori dal campo le sento, le voci dei miei ragazzi le ascolto. Investire qualche secondo, qualche minuto, insomma un po’ di tempo per ascoltare uno dei tuoi giocatori. A volte vorrei chiedere ai genitori dei miei ragazzi se sanno ascoltare i propri figli, o se come spesso accade li sanno solo “sentire” .

I ragazzi oggi si ascoltano sempre meno. Li si accusa di non parlare, di non aprirsi, di essere vuoti… di non avere ideali. Ma semplicemente non gli si dà mai il tempo di parlare o meglio non gli si concede mai il tempo per ascoltarli.

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L’importanza del saper ascoltare i propri giocatori

Prendete un bimbo di 7 anni. È un meraviglioso mondo di sogni, scoperte,  ma soprattutto di voglia di conoscere.

Oppure prendete un ragazzo di 17 anni. Uno che a parole spacca il mondo, che sembra già una persona vissuta, che sa già tutto. Dietro alla presunzione di essere grande nasconde la fragilità tipica degli adolescenti. Ricordo la prima squadra che ho avuto… Gran squadra. Li ho conosciuti “pulcini”. Ora me li ritrovo tutti più alti e grossi di me… degli “omoni” direbbe mia nonna. Si stanno affacciando al calcio dei grandi.

Il ciuffo mai fuori posto, l’iPhone rigorosamente in mano, stuoli di ragazzine e la strafottenza tipica della loro età. Quando impari a conoscerli, a guardarli dentro, ti accorgi come questi “invincibili” uomini siano pieni di dubbi, di incertezze ma anche di sogni, di progetti e di valori. Ai ragazzi serve la fiducia dei più grandi. Non servono formule precotte di vita. Non vogliono pacchetti già confezionati . I ragazzi vogliono poter sbagliare. Non vogliono regali, vogliono semplicemente vivere la loro vita col tifo sano dei loro genitori. I primi ad essergli accanto, a dar loro sostegno in ogni momento, proprio come i veri tifosi. Il tifo è costruttivo, non deve mai essere distruttivo o invasivo altrimenti si rischia di far sbagliare il nostro giocatore sia fuori che dentro al campo.

Ah: caro genitore, se tuo figlio sbaglia una diagonale difensiva, ci penso io a richiamarlo. Tu fagli solo i complimenti perché nell’azione precedente ha fermato l’attaccante avversario.

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