Manodopera straniera: valore aggiunto del Made in Italy

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Senza il quotidiano lavoro di circa 3 mila lavoratori stranieri nelle campagne reggiani e 322 mila nelle campagne italiane non ci sarebbe il Made in Italy a tavola che ha permesso al nostro Paese di ottenere primati in tutto il mondo. È quanto fa sapere il direttore della Coldiretti di Reggio Emilia presidente, Assuero Zampini, dall’Assemblea della Coldiretti al Padiglione Italia di Expo, a Milano, in linea con la proposta lanciata dal presidente nazionale Roberto Moncalvo di un progetto di legge contro il lavoro nero, tanto più necessario considerata l’emergenza accoglienza legata ai nuovi sbarchi di immigrati.

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“Per un buon cibo, per il nostro cibo, serve un ‘buon lavoro’ – ha sottolineato Moncalvo – e noi dobbiamo impegnarci con tutte le nostre forze perché sia così, dal Piemonte alla Sicilia, avviando una operazione di trasparenza e di emersione, come già sta avvenendo ed è avvenuto in molte zone del Paese grazie anche all’uso dei vouchers. Non possiamo farlo da soli – ha rilevato Moncalvo – ma, insieme alle istituzioni, al ministro delle Politiche agricole Maurizio Martina e alle forze sociali di rappresentanza del mondo del lavoro, dobbiamo mettere a punto un progetto e un patto di emancipazione, per chi oggi lavora in condizioni di illegalità”.

Secondo un’analisi Coldiretti i lavoratori stranieri impiegati in agricoltura a Reggio Emilia copre circa l’80% del totale dei dipendenti agricoli. Quasi un quarto dell’agricoltura italiana è nelle mani degli stranieri in termini di contributo al lavoro.

«La presenza massiccia di lavoratori stranieri nelle nostre stalle – conclude Zampini – è una delle condizioni per avere il latte per il Parmigiano Reggiano, così come la raccolta delle angurie e della frutta».

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