La grande storia a San Polo

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La grande  Storia è tornata a San Polo con il convegno “Dietrich Bonhoeffer ed Eberhard Bethge, i teologi che si  schierarono contro Hitler e il nazismo” che si è tenuto sabato 27 giugno a Villa Triglia, requisita dai nazisti nel 1944,  villa  che era appartenuta a Meuccio Ruini, padre costituente. A quell’epoca la villa era abitata dalla sorella di Ruini, Ilde e dal marito Manlio Triglia.

Il convegno è stato organizzato dal Comune di San Polo di concerto con il Comitato comunale “Oltre il 70°… io ci sono”.

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Il gruppo dei relatori

 

Nato nel 1906 da una famiglia dell’alta borghesia tedesca, Dietrich Bonhoeffer  ha segnato profondamente il pensiero di questo secolo, non solo grazie ad alcune intuizioni teologiche originalissime, ma anche perché egli fu uno dei pochi pastori della chiesa luterana che scelse apertamente l’opposizione al regime di Hitler, partecipando alla congiura nel gruppo del generale Canaris; fu per questo giustiziato nel campo di concentramento di Flossenbürg all’alba del 9 aprile 1945.

A villa Triglia, l’amico Eberhard Bethge, soldato semplice dell’esercito tedesco, riceveva le importanti lettere filosofiche di Bonhoeffer, riuscendo a salvarle, e a pubblicarle nel libro “Resistenza e resa”.

Chi passa lungo via Fratta per raggiungere Grassano e Canossa, ora potrà leggere la storia della villa sulla targa che è stata inaugurata da Mirca Carletti, sindaca di S.Polo e da Giannicola Albarelli, attuale proprietario della villa. La targa è stata scoperta dopo la benedizione di don Giuseppe Dossetti.

Un pubblico attento ha seguito gli interventi di Mirca Carletti, Antonio Zambonelli, Albertina Soliani, don Giuseppe Dossetti, Mirco Carratieri e Adriano Vignali.

“Trovarsi qui, tra queste mura che hanno accolto Eberhard Bethge e Meuccio Ruini, personaggi che hanno contribuito a dettare il corso della storia dell’Europa durante il nazifascismo e dell’italia nel dopoguerra , è molto suggestivo – ha affermato Mirca Carletti.

“Io sono stato il primo a segnalare l’importanza storica di questo luogo – ha detto Antonio Zambonelli, coordinatore del convegno – ed è molto bella l’idea di fare in modo che la storia di un luogo sia leggibile sul territorio stesso”.

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“Ho iniziato a leggere Bonhoeffer  negli anni ’70, nella parrocchia di borgo s.Giuseppe, oltretorrente a Parma, con il parroco don Raffaele Dagnino che anticipò il concilio – ha ricordato Albertina Soliani – Quando Bonhoeffer seppe che l’amico Bethge, era stato trasferito a S.Polo, vicino a Canossa, gli scrisse:”L’atmosfera storica è molto interessante, l’immagine di Enrico IV nel gennaio 1077 resta incancellabile. A scuola bbiamo imparato a considerare i grandi conflitti come calamità, in realtà in essi si nasconde l’origine di quella libertà spiriturale che ha fatto grande l’Europa”.

Don Giuseppe Dossetti ha letto la lettera di Betghe che racconta con quanta crudezza fu requisita villa Triglia: “La requisizione della casa che attualmente occupiamo che appartiene ad una famiglia di notevole livello culturale molto ben tenuta, dotata di bagno e posta su un’altura ariosa, è stata la cosa più ributtante che ho visto negli ultimi tempi: la gente buttata fuori, tutti i cassetti e gli armadi  rovistati dai nostri. Non avevo mai partecipato a fatti del genere”.

“Resistenza e Resa” è un libro che ispira molta serenità eppure Bonhoeffer in quel periodo si trovava in carcere, il nazismo aveva trionfato e poi distrutto il paese.

E alla domanda “Dio dov’è? Perché permette tanta sofferenza?” La risposta di Bonhoeffer è chiara: “E’ nel Dio crocifisso. E’ presente là dove l’uomo lo invoca”, ha concluso don Dossetti.

Mirco Carratieri ha parlato del contributo tedesco alla Resistenza italiana, dati per tanto tempo ignorati e scoperti grazie alla Commissione mista, nata nel 2009 con un accordo tra il governo italiano e quello tedesco per determinare quanti furono gli italiani che furono uccisi dai tedeschi e quanti imprigionati nei campi di lavoro dopo l’8 settembre. In Emilia-Romagna  almeno duecento tedeschi aderirono alla Resistenza e una cinquantina a Reggio. I casi più noti a Rolo,  Walter Fischer che passò alla Resistenza e successivamente è diventato famoso come pittore nella Germania orientale, e ad Albinea, Hans Schmidt che assieme a quattro compagni di stanza nella base tedesca, diede informazioni ai partigiani, ma il gruppo fu scoperto e d ucciso nell’agosto del 1944: Albinea ha dedicato loro  un monumento  e sottoscritto il gemellaggio con Treptow.

Su scala nazionale è famoso  il caso di Rudolph Jacob, capitano di marina che diserta a La Spezia,partecipa alla Resistenza e viene ucciso dai fascisti durante l’attacco alla caserma, da questa vicenda è tratto il film “L’uomo che nacque morendo”.

Carrattieri ha sollevato il problema del riconoscimento dei disertori: “ I soldati  tedeschi che furono disertori durante la seconda guerra mondiale sono stati riabilitati dal governo di Berlino dal 2009 e un monumento li ricorda oggi  nella capitale tedesca. In Italia invece, il tema della diserzione, che fu particolarmente significativo durante la prima guerra mondiale, è ancora un tabù per le forze armate e continua a dividere l’opinione pubblica”.

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La targa inaugurata per l’occasione

 

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