Diritto di non essere un campione

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Esiste una “Carta dei diritti dei ragazzi allo sport” (Ginevra, 1992, Commissione tempo libero ONU) che deve o meglio dovrebbe tutelare quelli che sono i diritti più semplici e sacrosanti per tutti i bambini e ragazzi che vogliono praticare uno sport.

I principi ai quali si ispira la “Carta” sono: “eguaglianza, imparzialità, continuità, partecipazione, diritto d’informazione, efficienza ed efficacia”. Ai quali aggiungerei il principio che sta alla base del buon senso: il rispetto per gli altri. Rispettare le differenze, le opinioni e il credo di chi ci sta attorno penso che sia alla base della convivenza non solo su un prato verde ma anche e soprattutto nella vita di tutti i giorni quando i nostri ragazzi, ma anche noi, abbiamo a che fare con tantissime persone diverse per cultura razza etc…

E al solito per un bambino o un ragazzo diventa fondamentale chi dà l’esempio su come si debbano vivere questi principi.
Non è infatti  un caso che la “Carta” sia rivolta a genitori, dirigenti sportivi e scolastici, insegnanti, educatori sportivi ed agli atleti stessi.Carta_diritti_bambini-1
Con quali finalità: “vuole essere utile strumento per conoscere meglio il mondo calcistico giovanile (il mondo in generale oserei aggiungere)  affinché i “nostri adulti” genitori, tecnici e dirigenti, comprendano il delicato ruolo educativo che occupano e si assumano le relative responsabilità, per favorire la formazione di buoni sportivi, ma soprattutto di buoni cittadini”.

Per chi volesse leggere la “Carta dei diritti dei ragazzi allo sport” ve la allego a fianco: Carta_diritti_

A tal proposito mi viene in mente la vicenda di quel ragazzino di 11 anni, un giovane talento, che nel 1999 venne pagato 120 milioni di vecchie lire per approdare al settore giovanile del Torino. Una vicenda che fece scalpore allora, non tanto per le indiscusse qualità del ragazzino, ma perché a 11 anni trasferirsi da Secondigliano (Napoli) ad una città come Torino e per quel “valore” pareva davvero troppo.

Il ragazzino fu subito etichettato come baby fenomeno. Risultato? Dopo pochissimo tempo lasciò la città e il Torino per ritornare a casa e dopo qualche altro tentativo fallito, il giovane Vincenzo, si chiama così, si è barcamenato tra la serie B e la C. Del resto quello del calcio è un mondo spietato e talvolta ingiusto: i “treni” per la carriera passano una sola volta. Ma salirci non basta, bisogna essere in grado di resistere durante il viaggio che consiste anche nell’essere lontani da casa, dalla famiglia, vivere tra campo e scuola… rinunciando quindi a qualche giro con gli amici perchè c’è l’allenamento oppure perchè bisogna studiare, del resto  si sa ( e i miei ragazzi lo sanno molto bene!) con gli allenamenti bisogna sapersi organizzare e a volte non si può far tutto.

Un viaggio duro quindi: la vita del calciatore non è solo guadagno facile, belle macchine e belle donne. Questo è lo stereotipo a cui ci hanno fatto credere tv e giornali riguardo i professionisti. Per raggiungere il professionismo la vita del baby calciatore è fatta di sacrifici, rinunce, fatiche… ed ecco che riappare la metafora che ho fatto nella puntata precedente tra la vita fuori e dentro al campo. Lo sport insegna anche questo: la vita è fatta di ostacoli, di esami da superare in continuazione, di sacrifici che indiscutibilmente forgiano il carattere di quello che sarà l’uomo del domani.

E la presenza dei più grandi e del loro esempio diventa fondamentale in questo: la famiglia, la scuola, i dirigenti, il mister diventano le figure imprescindibili che sostengono, consolano e appoggiano un ragazzino nella rincorsa ai propri sogni tenendo sempre a mente che essere campioni, fuori e dentro al campo, non è un diritto… ma è una conquista. Nessuno regala niente ama ripetermi mio padre e devo dargli ragione!

Ora rifacendomi a quella vicenda mi sembra che si possa dire che il piccolo Vincenzo non sia stato trattato come un bambino di 11 anni, soprattutto dagli organi si stampa di allora, ma soprattutto da tutte quelle persone che avevano grandi aspettative su di lui.

Per commentare la rubrica scrivi a matteo.daolio@laliberta.info

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