Salviamo la frutta made in Italy

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Nelle località di villeggiatura compaiono le prime pere, varietà Forella, per accompagnare l’estate dei turisti. Purtroppo per tutti però sono di qualità scadente, vendute a 3,90 euro al kg e soprattutto di origine Cile, non facilmente identificabile e con il maldestro tentativo di confonderle con l’origine emiliana.

«Questo continuo presentare ad inizio stagione pere di origine cilena di scarsa qualità, così come accade per l’altra frutta, danneggia e penalizza il mercato dei nostri produttori locali alla vigilia della raccolta delle nostre pere, di alta qualità, Igp e per la quasi totalità con certificazioni riconosciute a livello internazionale per buone pratiche agricole – commenta Simone Nasi, produttore reggiano di pere».

Nella provincia di Reggio Emilia le pere sono una produzione importante che si dimostra in calo. La superficie coltivata nel 2014 copriva circa 370 ettari e nel 2015 si registra una diminuzione che fa scendere la superficie coltivata a meno di 350 ettari. La produzione stimata per il 2015 è di circa 100 mila quintali contro gli oltre 110 mila dello scorso anno.

I prezzi 2014/2015 all’ingrosso si sono aggirati tra gli 0,53 e gli 0,85 euro al kg, mentre i prezzi pagati agli agricoltori sono scesi addirittura a livelli incompatibili con i costi di produzione, per effetto della spirale recessiva tra deflazione e consumi che mette a rischio le imprese e la salute consumatori.

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«La frutta made in Italy va sostenuta e difesa – continua Nasi – perché le superfici destinata alla sua coltivazione sono in continuo calo e le imprese sono a rischio di chiusura, questo non è un problema solo del settore agricolo ma implica conseguenze da un punto di vista occupazionale e dei consumi che saranno destinati ad vedere sulle tavole sempre più frutta che arriva in container da altre parti del mondo dove i metodi di coltivazione sono decisamente meno controllati»

Prezzi alti al consumatore e qualità scadente inoltre inducono il consumatore a ridurre sempre più il consumo della frutta fresca. Gli acquisti familiari di frutta e verdura degli italiani sono crollati di oltre il 20% negli anni della crisi per un quantitativo che, nello scorso anno, è sceso addirittura al di sotto dei 400 grammi per persona raccomandati dal Consiglio dell’Organizzazione Mondiale della Sanità.

Secondo il rapporto Istat/Cnel 2013 sul benessere in Italia – continua la Coldiretti – solo il 18,4% della popolazione ha consumato quotidianamente almeno quattro porzioni tra frutta, verdura e legumi freschi che garantiscono l’assunzione di elementi fondamentali della dieta come vitamine, minerali e fibre che svolgono una azione protettiva, prevalentemente di tipo antiossidante. Il calo è ancora più preoccupante per bambini e adolescenti con il numero di coloro che mangiano frutta e verdura a ogni pasto è sceso al 35% mentre quelli che la mangiano una volta al giorno sono passati al 35 per cento nel 2013 e si registra anche un aumento di coloro che non l’assumono o lo fanno un massimo di 2 volte a settimana (31 per cento).

Per favorire il consumo di frutta e verdura la Coldiretti di Reggio Emilia è impegnata in un progetto educativo nelle scuole mentre sul piano commerciale Coldiretti grazie a Fondazione Campagna Amica sono presenti sul territorio reggiano oltre 100 punti tra fattorie, botteghe e mercati dove è possibile acquistare direttamente dal produttore con la garantire dell’origine e della qualità.

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