ConfCoop: sull’acqua pubblica nuove soluzioni

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“Se il dibattito acceso sull’acqua pubblica e sulle sue modalità di gestione si concludesse così, con amministratori pubblici e politici che a maggioranza “bocciano” il piano Tutino e non esprimono alcuna nuova proposta, i primi ad essere sconfitti sarebbero proprio gli amministratori pubblici, elusivi di fronte alla richiesta di maggiore chiarezza e partecipazione da parte dei cittadini”.

Così Confcooperative – l’unica associazione imprenditoriale che nel 2011, all’epoca del referendum sull’acqua bene comune si espresse pubblicamente per il “sì”, e quindi ovvero per l’abrogazione delle norme che prevedevano il possibile affidamento del servizio idrico a società private contenute nel decreto del 2008 –  scende in campo sul tema che in questi giorni ha avuto per protagonisti amministratori locali, la direzione del Pd e tanti cittadini che si sono espressi per una ripubblicizzazione della gestione ora affidata a Iren.

“Un’ipotesi, quest’ultima – sottolinea Confcooperative – che appare a nostro avviso impraticabile per questioni legate a costi, efficienza e competenze che sono invece già ben affrontate dalla multiutility”.

“Da qui al non aprire alcuna altra possibilità, però – prosegue Confcooperative – pare eccessivamente riduttivo rispetto ai temi in questione e alla possibilità di cogliere istanze che provengono da cittadini e imprese sul come assicurare una gestione più partecipata di un bene comune essenziale, tanto che il primo obiettivo deve restare l’eliminazione di sprechi e il contenimento delle tariffe”.

“Esistono nel mondo esperienze di successo – sottolinea la centrale cooperative – legate a cooperative di utenza, sulle quali è opportuno uno studio per verificare se anche a Reggio Emilia esistessero condizioni tali da renderle replicabile”.

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“Ma se questa via non fosse praticabile, o se gli studi impantanassero il confronto anzichè accelerarlo – incalza Confcooperative – non è già oggi possibile una convergenza di interessi maggiore attorno ad Iren, con una governance più ampia e partecipata attorno al ramo d’azienda che si occupa dell’acqua come bene comune?”.

“Tra un’ipotesi, da una parte, di ripubblicizzazione che attualmente (e forse non solo oggi) appare insostenibile a fronte dei problemi di finanza pubblica che investono i nostri Comuni mentre si moltiplicano altre emergenze sociali e, dall’altra, il dato di fatto del permanere di una gestione che comunque deve corrispondere ad interessi di azionisti non tutti ugualmente interessati al bene pubblico, a tariffe sostenibili da cittadini e imprese e all’efficienza delle reti – prosegue Confcooperative – siamo convinti esistano altre possibilità che non comportano oneri aggiuntivi e consentono un ampliamento della partecipazione alla gestione dell’acqua pubblica, peraltro in capo ad una società ampiamente partecipata dalle amministrazioni locali”.

“Agli amministratori e ai politici che in questi giorni si sono confrontati e contati – conclude la centrale di Largo Gerra – chiediamo allora un supplemento di riflessione che tenga conto di opportunità e possibilità che un po’ troppo semplicisticamente sono state ignorate in una contrapposizione di piani e opinioni il cui esito appariva scontato”.

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