Un modo senza rete

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C’è una domanda un po’ inquietante che ogni tanto mi pongo: ma se un giorno ci svegliassimo e internet non ci fosse più?

Non un semplice blackout tecnico, ma proprio un vuoto digitale globale.

Niente email, nessun aggiornamento di news, neanche un banale “uozzappino”. Tutto fermo a poche ore prima, quando – ormai sotto le lenzuola – avevamo dato un’ultima sbirciatina assonnata al nostro smartphone prima di appoggiarlo sul comodino (non sia mai di cadere nel sonno senza aver curiosato sui social network o riempito la casella di posta con un altro po’ di spam).

Lì per lì potrebbe sembrare solo una fastidiosa rogna legata al contratto col nostro operatore. “Vedrai che adesso mi sentono: se non mi offrono 1 giga in più al mese, passo subito alla concorrenza!”.

Ben presto, tuttavia, una volta accertata la pandemia a livello planetario, insieme al generale sconcerto si scatenerebbero scene di panico ad ogni latitudine.

Sì, perché senza rete oltre tre miliardi di persone e centinaia di milioni di enti e imprese si scoprirebbero improvvisamente nudi e impotenti, come se fosse venuto meno un bene primario, necessario per sopravvivere al pari di acqua e cibo.

Oltre il 40% della popolazione mondiale oggi è infatti collegata al web: nel 1995 era meno dell’1% e solo negli ultimi sette anni il numero di persone connesse è raddoppiato in termini assoluti (erano circa 1,5 miliardi nel 2008).

Sul sito Internet Live Stats c’è un contatore – un po’ angosciante, per la verità – che ci aggiorna in tempo reale sulla crescita degli utenti web: nel tempo di scrivere queste poche righe sono già aumentati di circa diecimila unità…

Oltre a queste statistiche mostruose, ad impressionare è il modo in cui internet è entrato nelle nostre vite e le ha cambiate. Non più un mero mezzo per agevolare determinate operazioni come scrivere messaggi o cercare informazioni, la veste innocente con cui lo abbiamo conosciuto all’inizio della rivoluzione digitale nella seconda metà degli anni ’90: ma l’infrastruttura principale, nelle sue infinite declinazioni, su cui si regge lo sviluppo del pianeta, che in pochi anni ha creato milioni di posti di lavoro, ha portato l’alfabetizzazione negli angoli più remoti, ha favorito persino rivoluzioni sociali.

Per questo non è azzardato paragonare internet all’acqua, che nei secoli addietro è stata alla base di tutte le grandi evoluzioni sociali e tecnologiche dell’umanità.

Il problema di fondo resta quello di come utilizzare questa risorsa da parte di chi detiene le redini, al di là delle nostre personali e non sempre edificanti abitudini ludiche legate ad app e messaggini: perché la storia recente, solo per fare un esempio, ci ha dimostrato come con la rete si possano rovesciare tiranni e al tempo stesso, nel medesimo contesto, contribuire a diffondere le più aberranti ideologie di distruzione.

E poi c’è il rovescio della medaglia: se non hai accesso al web oggi è tutto più difficile, trovare lavoro, istruirti, ottenere servizi pubblici. Senza il web siamo davvero più poveri.

Insomma, come sarebbe stato il mondo senza internet? Personalmente non credo proprio un mondo migliore. Perché il mondo nell’era di internet non diventi peggiore di prima, tuttavia, la strada non è scontata.

Avremo modo di coltivare questi e altri temi qui, negli orti digitali della Libertà, senza pretese da guru, ma con l’attenzione e il rispetto che essi meritano e con l’auspicio che possano portare ai nostri lettori e utenti qualche frutto interessante.

 

Per commentare la rubrica scrivi a matteo.iori@laliberta.info

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