Un lavoro preso alla lettera

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Il direttore le La Libertà, Edoardo Tincani, mi ha chiesto di tenere una rubrica on-line che parli di fotografia.

Per questo primo appuntamento parto da lontano, dal 1983, quando esposi per la prima volta le mie fotografie, si trattava di 40 scatti fatti in città. Allora lavoravo come fotoreporter per la redazione reggiana del Resto del Carlino. Sempre in giro a documentare incidenti e conferenze stampa, spettacoli di teatro e ritratti per interviste e poi rapine, incendi, partite di calcio, pallavolo e basket, manifestazioni, insomma tutto quello che comporta la cronaca della città e della sua provincia.

Sempre in strada, dicevo, con la macchina fotografica carica, non perdevo mai l’occasione di scattare qualche istantanea per me. Le feci vedere a Nino Squarza, allora funzionario dell’Assessorato alla Cultura del Comune, e subito decise di organizzarmi la mostra di cui sopra con il titolo ‘Ritratti Urbani’.

Mostrai le fotografie anche a mio padre: fece pochi commenti, ma alcuni giorni dopo mi scrisse una lettera.

Conservo quella lettera con cura da anni e credo sia venuto il momento di condividerla con tutti voi cybernauti:

GIUSEPPE CARISSIMO,

                al Cenone natalizio, domi paternae, con il piacere di averti vicino (è raro!) insieme a Giovannino e Cristina, ti esposi un primo doveroso accenno riguardo alla tua attività, con il proposito di completare al più presto l’IDEA, ed ecco, post ferias, per litteras, quia scripta manent.

La tua professione, oltre tutto, può salire a FOTOLOGIA, e concretare così una attività artistica degna.

Penso tu mi possa comprendere; è questo: PROFESSORE di FOTOLOGIA, scuola di FOTOLOGIA. Insegnamento, istruzione ad allievi per sensibilizzare, accrescere, elevare. Con metodo, dottrina, trattato, compendio e norme tecniche, pratiche, artistiche, ed elementi per espressione, posa, luce, ambiente, effetto, nitore, velluto, caratteristiche, effetto, estro.

Fissare l’attimo, il momento che non ritorna, la persona, l’atteggiamento, l’eccezione, il capriccio, la meraviglia; fermare il tempo, l’ora, la stagione, la morgana, eternare il sorriso, cristallizzare la lacrima.

Di più: rapporto della foto con l’uomo, in funzione didascalica poiché la FOTOLOGIA istruisce, educa, eleva; e deve essere inserita nelle Scuole, negli Istituti come materia d’insegnamento, perché conserva le tradizioni – de visu -, il folklore e diventa storia e civiltà.

La fotologia diviene FOTOSOFIA quando è letteratura della foto, quando l’intellettuale, lo scrittore ne parla e dice, come osservatore, come critico e talvolta come maestro.

Carissimo Giuseppe, t’ho messo innanzi la FOTOLOGIA e FOTOSOFIA, ora per te ti ciba e BUON ANNO, auguri per il 1983.

                                      papà

1 gennaio 1983 – ore 10 –

Sono passati più di 30 anni da questa lettera e non è che adesso mi sia venuta voglia di fare il professore, ma mi è sembrato una buona partenza condividerla con voi per iniziare questa rubrica.

 

Per commentare la rubrica scrivi a giuseppemariacodazzi@laliberta.info 

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