L’alleanza tra Chiesa e arte nel pontificato di Paolo VI

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Pubblichiamo una parte della lectio tenuta da monsignor Camisasca nell’Aula magna dell’Università Cattolica di Brescia lo scorso 5 giugno. Testo integrale sulla nostra edizione digitale.

Sono contento di trovarmi a Brescia, la terra che ha dato le origini a Giovan Battista Montini, che sarebbe stato il vescovo di Milano durante gli anni della mia permanenza nel capoluogo lombardo, il vescovo che mi ha cresimato, che ho avuto modo di ascoltare in Duomo, dove mio padre mi accompagnava talvolta la domenica per la santa Messa. Il vescovo di cui mi parlava con ammirazione don Luigi Giussani, pur nella differenza delle impostazioni educative, ammirazione per la sua acuta intelligenza e per la sua grande liberalità.
Montini sarebbe stato poi il papa del Concilio Vaticano II, colui che con un atto coraggioso ne ha deciso il prosieguo la notte stessa della sua elezione. Il papa che ne ha condotto a termine i lavori attraverso una navigazione spesso difficile, mantenendo sempre saldo il timone della verità e dell’adesione alla tradizione apostolica. Il papa di un postconcilio complesso, che ha segnato le traiettorie della storia futura della Chiesa. Fedeltà al depositum fidei e ascolto dell’uomo contemporaneo, di tutte le sue attese, istanze, dei suoi drammi, così da potere ridisegnare un nuovo tempo della storia della Chiesa, un tempo luminoso, che traendo tutto il bene del passato, si scrollasse di dosso contemporaneamente i pesi di un legame talvolta troppo stretto tra comunità ecclesiale e potere. Un futuro in cui la Chiesa libera potesse instaurare un dialogo fecondo con tutti gli uomini e le donne del mondo contemporaneo per un nuovo umanesimo centrato su Cristo, capace di esprimere una sintesi originale tra cristianesimo e contemporaneità.
Si comprende, da questo punto di vista, la sua ansia di dialogo con gli artisti che nasceva da un vero interesse per l’arte stessa, per la bellezza, splendore della verità, e diventava in lui ricerca di nuove alleanze costruttive tra coloro che nella loro arte esprimevano la sintesi di ciò che l’uomo capiva e attendeva e la Chiesa stessa.

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La Libertà 13 giugno 2015

 

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