Il calcio dei piccoli

Stampa articolo Stampa articolo

Se giriamo il mondo ci accorgiamo che ovunque andiamo troviamo quasi sicuramente due cose: la prima è una chiesa o un crocifisso, l’altra è… un pallone.

Un pallone da calcio per l’esattezza. Non me ne voglia chi legge se l’accostamento appare quasi “blasfemo”, ma anche il pallone è una “fede” che unisce popoli, generazioni, culture differenti, ceti sociali e chi più ne ha più ne metta. Se poi penso al forte impatto simbolico di un pallone che rotola, bè credo che poche altre cose suscitino lo stesso interesse.

Di sicuro non mi riferisco al pallone ultramilionario del calcio professionistico. Il pallone di cui parlo in questa rubrica è il pallone da calcio dei piccoli, dei campetti impolverati di oratorio o di periferia… un calcio minore per dirla giornalisticamente, ma proprio per questo il VERO calcio.

Già il calcio… forse lo sport più semplice da praticare. Basta una pallina di carta o una lattina, una porta fatta con due bastoni, due zaini o due ciabatte piantate nella sabbia se siamo in spiaggia e il calcio è servito. Addirittura c’è chi gioca solo con la fantasia in un’epica partita fatta di gesti e di telecronache immaginarie, magari “calciando l’aria”, in cui basta mimare solo il gesto per sentirsi dentro ad uno stadio sotto gli occhi dei tifosi in delirio. Del resto chi da piccolo non ha mai sognato di imitare questo o quel campione? O di essere il beniamino dei tifosi di turno, come la nonna, il fratello, la mamma o il papà (personaggi che ritroveremo spesso in questa rubrica)?

porta-da-calcio

Una scena del film “Tre uomini e una gamba” con la porta improvvisata con un bastone e la “gamba”

I  veri ed indiscussi protagonisti del gioco del calcio sono i bambini. Intendiamoci bene, quelli ancora capaci di entusiasmarsi, di accendersi per questa passione e vi assicuro che ora sono sempre meno quelli “assetati” di calcio e li riconosci semplicemente dalla loro voglia di correre. Già, perché per giocare, per inseguire il pallone, per fare gol, per divertirsi, bisogna correre, sudare, affrontare ostacoli ed avversari. E oggi capita sempre più spesso di vedere bambini statici, svogliati, tanto c’è la mamma che pensa a tutto… però sono dei veri campioni alla playstation.

Per commentare la rubrica scrivi a matteo.daolio@laliberta.info

Pubblicato in A bordo campo Taggato con: