Il recupero made in Reggio della nave Costa Concordia

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Le fasi del recupero del relitto della Costa Concordia, la nave da crociera naufragata il 13 gennaio 2012 sulle coste dell’Isola del Giglio dopo l’inchino fatale che causò la morte di 32 passeggeri, sono state spiegate nel corso di una conferenza, presso l’Aula Magna dell’Università degli studi di Modena e Reggio Emilia, tenuta dall’ingegner Paolo Cremonini, responsabile dell’operazione incaricato da Fagioli spa, l’azienda reggiana che ha portato a termine con successo l’intervento.

Un racconto dettagliato e analitico di un’esperienza eccezionale svolta in mare in condizioni di emergenza, in balia di ogni tipo di intemperia. Un’operazione mai eseguita prima, e nemmeno mai pensata, straordinaria per diversi aspetti, a partire dai numeri registrati.

Quello della Costa Concordia è il più grande progetto di recupero navale della storia, interamente sostenuto dalla Compagnia di navigazione Costa Crociere, costato circa 1 miliardo di euro.

Lo squarcio di 70 metri causato dall’impatto con gli scogli procurò un’inclinazione di 25 gradi all’imbarcazione che ospitava a bordo 4229 persone, di cui 1013 membri di equipaggio e 3216 passeggeri.

L'ingegnere-Paolo-Cremonini-di-Fagioli-Spa

Paolo Cremonini

 

Piegata su un fianco, con le sue 114.000 tonnellate di stazza, la nave evocava lo spettro del disastro ambientale per una delle più belle coste d’Italia. L’unico modo per proteggere il delicato ecosistema dell’Isola del Giglio era tentare il recupero del relitto, ponendo attenzione a tre priorità: la garanzia della sicurezza nelle fasi di intervento, la salvaguardia dell’ambiente circostante, il rispetto della vita dell’Isola del Giglio.

Un’isola di 24 chilometri quadrati con meno di 1500 abitanti, finita involontariamente sotto i riflettori della stampa internazionale, invasa da oltre 500 persone, di cui  120 subacquei, che per due anni e mezzo, 7 giorni su 7, giorno e notte, sono state impegnate nelle operazioni di recupero del relitto.

Un successo tutto italiano. Oltre il 90% delle aziende che hanno lavorato per il “rigalleggiamento” della nave sono italiane. Ma quella che ha determinato la riuscita dell’operazione, impedendo lo scivolamento dello scafo sul fondale marino, è stata un’azienda reggiana: Fagioli Spa, di cui l’ingegnere Paolo Cremonini, responsabile dell’operazione, è consigliere di amministrazione oltre che chief operating officer. “Il successo dell’intervento si deve a un martinetto idraulico ideato e costruito dalla nostra azienda. Si tratta di un’apparecchiatura oleodinamica di dimensioni compatte controllata elettronicamente in remoto che sviluppa una forza di tiro di circa 600 tonnellate. La nave, cosparsa di sensori e telecamere che ci permettevano di controllare ogni minimo movimento, si è staccata dalla roccia grazie a 6400 tonnellate di tiro”.

La-sequenza-delle-fasi-di-rigalleggiamento-della-Costa-Concordia

La sequenza delle fasi di rigalleggiamento della Costa Concordia

 

 

Straordinarie le sequenze dell’intervento, testimoniate da un filmato che descrive tutte le fasi del recupero, messa in sicurezza, trasporto e attracco al porto di Genova e che consegna allo spettatore la tensione e la pressione psicologica subita dai tecnici e dai professionisti che hanno vissuto ogni istante dell’operazione con passione e senso di responsabilità, nella consapevolezza di partecipare ad un’impresa unica al mondo. Ma che restituisce anche tutta l’emozione e l’incredibile soddisfazione quando la nave viene posta in posizione di galleggiamento, il 14 luglio dello scorso anno, esattamente due anni e mezzo dopo il naufragio.

Alla conferenza era presente anche il presidente di Fagioli Spa, Alessandro Fagioli, a cui i soci del Lions Club Sant’Ilario d’Enza e del Rotary Club Reggio Emilia, organizzatori dell’iniziativa, hanno rivolto diverse domande di approfondimento riguardo alle fasi operative.

Brenno Speroni, imprenditore e presidente del club Lions ha quindi sottolineato “la capacità imprenditoriale, il talento e l’abilità delle maestranze che hanno permesso di sviluppare le competenze in grado di decretare il successo di questa straordinaria operazione”, mentre Riccardo Ferretti, pro rettore dell’Università degli studi di Modena e Reggio Emilia nonché presidente del Rotary Club capofila, ha evidenziato come “l’esito positivo di questa impresa che molti ritenevano impossibile è riuscito a restituire al mondo intero l’immagine di paese capace e ingegnoso. Ci auguriamo che la grandezza di questa impresa possa costituire il viatico per la rinascita del nostro paese e che rappresenti l’inizio di un futuro migliore”.

La costa Concordia ha compiuto il suo ultimo viaggio verso il porto di Genova, dove è approdata il 27 luglio per la prima fase di smantellamento. Quindi il relitto, pochi giorni fa, è stato spostato nell’area portuale dell’ex Superbacino, dove si darà seguito alla fase di demolizione definitiva che permetterà di recuperare circa 50mila tonnellate di acciaio di cui almeno l’80% verrà riciclato.

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Alessandro Fagioli e Brenno Speroni

 

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