«Toni» Ligabue, anzitutto un uomo

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Si è chiuso da pochi giorni, a Gualtieri, Guastalla e Reggio Emilia, il “Progetto Ligabue – Arte, marginalità e follia”, ultimo atto di una poderosa “indagine” – un percorso triennale ideato e coordinato dall’attore, drammaturgo e regista Mario Perrotta – che sotto il titolo “Bassa continua. Toni sul Po” ha scandagliato, per mezzo delle più svariate forme espressive e artistiche – su tutte, lo spettacolo teatrale interattivo di strada – il travaglio esistenziale e l’estro creativo, diciamo pure il genio artistico, di Antonio Ligabue. Imponente questa ricerca, cui va, fra gli altri, il merito, di aver privilegiato l’analisi attorno all’“uomo-Ligabue”. Quest’ultimo, nato a Zurigo nel 1899, in seguito a varie, sfortunate vicissitudini, neppure ventenne fu destinato a Gualtieri; un rapporto mai facile, quello col paese adottivo e con la gente di questa terra, che lo accolse spesso in modo restio, timoroso, diffidente.

Leggi tutto l’articolo di Matteo Gelmini su La Libertà del 30 maggio

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