Dialoghi educativi: l’arte di desiderare

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Dialoghi educativi, rubrica a cura della Fism (Federazione Italiana Scuole Materne) provinciale

L’arte di desiderare

L’orientamento di fondo di tutta l’opera educativa è rendere possibile per il figlio il fare esperienza. Il controllo rigido, l’imposizione esterna non conducono all’esperienza, così come l’assenza di regole e l’incollamento all’istinto non producono esperienza. Occorre introdurre la dimensione del “tempo” e quella del “desiderio” per donare un Io al bambino e passare dall’allevamento/addomesticamento all’educazione. I genitori sono buoni alleati contro la facilità del “tutto e subito” del “consuma”, dell’“usa e getta”; ai genitori è chiesto di comprendere che in ogni no ponderato c’è in filigrana un sì che tesse le trame dell’Io del bambino ma anche l’idea che vale la pena lasciargli individuare i suoi percorsi. Le voglie infatti non sono, come sembrerebbe, una guida comoda e facile, non impegnativa, non sono il mitico “giardino del re” dove ci siamo installati sicuri e soddisfatti. No, le voglie sono una non-guida, il non avere più il timone, il viaggiare su una strada che improvvisamente si allarga o si stringe senza preavviso e senza che, e questo è il pericolo principale, l’Io l’abbia voluto. La voglia è la rinuncia alla guida dell’Io. Il timoniere che all’inizio del viaggio si è ubriacato di libertà ed ha sperimentato di andar qua e là senza rotta, ora è impotente.

Leggi tutto l’articolo di Sandra Rompianesi su La Libertà del 30 maggio

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