Confcooperative per il Sant’Anna di Castelnovo Monti

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Si sposta a Bologna e a Roma l’iniziativa intrapresa da Confcooperative Reggio Emilia a salvaguardia del punto nascita dell’ospedale Sant’Anna di Castelnovo ne’ Monti.
L’organizzazione ha infatti trasmesso sia a Confcooperative regionale che alla Confederazione delle Cooperative Italiane un fascicolo che riepiloga situazione e rischi che gravano sul presidio montano ed attorno ai quali chiede l’impegno dell’organizzazione nei confronti della Regione e del Governo.
“Il mantenimento e la qualificazione dell’ospedale e del suo punto nascita – sottolinea il documento – sembra ormai ridotto ad una sola questione di numeri: dai “famigerati” 500 parti all’anno ai recenti documenti ministeriali che stabilirebbero l’impossibilità di un punto nascita negli ospedali presenti in bacini territoriali con meno di 80.000 abitanti”.
“Una situazione paradossale – spiega il direttore di Confcooperative, Giovanni Teneggi – e in contrasto con quelle raccomandazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità che, ancora nel 2014, ha affermato che “obiettivo dell’assistenza perinatale è una mamma con il suo bambino in perfetta salute, che ha ricevuto il massimo livello di cure compatibile con la sicurezza, in un luogo ed in un modo quanto più vicino alla sua casa e alla sua cultura”.

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Un’immagine dell’ospedale Sant’Anna (fonte redacon.it)

“Ora – prosegue il documento di Confcooperative – se è vero che la Regione sembra orientata a non applicare d’ufficio il parametro nazionale, assumendo una specifica decisione sul merito, è altrettanto vero che sino ad oggi le note del Ministero non hanno aperto spiragli veri, ed è questa situazione che richiede una più forte azione politica prima ancora che tecnica”.
Chiedendo la mobilitazione dei livelli regionale e nazionale dell’organizzazione nei confronti della Regione e del Ministero della Salute, Confcooperative Reggio Emilia sottolinea, tra l’altro, che le imprevedibilità di molti fattori legati al parto e alle distanze “non possono essere relegate a soluzioni come i trasporti assistiti, così come l’assistenza nel percorso di nascita, sia per le gravidanze a rischio che per le complicazioni che richiedono tempestività nell’intervento”. “Parlando di territori di montagna – prosegue Confcooperative – tale ipotesi potrebbe essere applicata per distanze nel raggio di 20/30 chilometri, ma non a distanze che si possono coprire (e vale soprattutto per i territori del crinale) in 100 o anche più minuti”.
“Diversi Paesi (e tra questi Austria, Svizzera e Germania) e altri territori di montagna – annota la centrale cooperativa di Largo Gerra, richiamando ad esempio il Trentino Alto Adige – hanno già trovato soluzioni interessanti e replicabili, peraltro in linea con il lavoro compiuto dall’ASL di Reggio Emilia con il metodo dell’integrazione a rete degli ospedali, che a fronte della qualità e dell’eccellenza tecnologica dell’Arcispedale Santa Maria Nuova appaiono ben compatibili con il mantenimento e la sicurezza di un punto nascita decentrato come quello di Castelnovo ne’ Monti”.

Giovanni-Teneggi-2015

Giovanni Teneggi

“Lo scopo – si legge nel documento di Confcooperative – non è quello di derogare gli standard – non si deroga su sicurezza e salute – ma di risolvere con altre specifiche e appropriate modalità le esigenze di sicurezza che gli standard pongono e che attengono in gran parte alla professionalità, reperibilità ed esperienza del personale in servizio presso queste strutture”. “La questione dei servizi, a partire da quello sanitario – incalza la Confcooperative di Reggio Emilia chiedendo l’impegno regionale e nazionale dell’organizzazione – è cruciale per impedire lo spopolamento dei territori di montagna che in altre regioni, inseguendo logiche centralistiche, è già avvenuto in maniera massiccia, mentre il nostro Appennino, pur in una crescente preoccupazione sulla tenuta, mostra dati demografici e di vitalità economica migliori di altre aree montane, anche emiliano-romagnole, che vanno incentivati e difesi”.
Il dossier inviato da Confcooperative ai livelli regionale e nazionale si tradurrà anche in una proposta di mozione che verrà inviata in questi giorni ai Comuni dell’Appennino per la discussione nei rispettivi consigli e la messa in votazione.

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