L’accoglienza dei profughi a “L’Ovile”

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“Una tragedia inaccettabile di cui sono gravemente responsabili i criminali che lucrano su questi viaggi disperati, ma anche i governi e la politica non possono sottrarsi al giudizio severo che migliaia di vittime pongono: l’ambiguità, la lentezza e la scarsità di mezzi e risorse che l’Europa sta mettendo in campo sono inaccettabili”. Nel giorno in cui il Consiglio Europeo si riunisce a Bruxelles per discutere le misure urgenti da prendere in materia di immigrazione e pattugliamento delle coste dopo la tragedia di domenica scorsa nel canale di Sicilia, a far sentire la sua voce è Valerio Maramotti, presidente della cooperativa sociale reggiana L’Ovile, impegnata attivamente nel piano di accoglienza e che ospita nelle proprie strutture una trentina di giovani migranti su un totale di quasi trecento persone presenti in strutture temporanee allestite sul territorio reggiano.

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Per far luce su quanto sta accadendo a livello nazionale e locale, martedì 28 aprile, alle ore 20.30, si terrà nella sede della cooperativa reggiana (via De Pisis, 9) una serata di approfondimento sul tema dell’accoglienza dei profughi rivolta in particolare ai soci della cooperativa. Gli operatori impegnati nel progetto di accoglienza illustreranno le azioni intraprese nel territorio di Reggio Emilia per rispondere a questa emergenza e rifletteranno su quali siano le prospettive future per le persone che arrivano in Italia con le loro famiglie sperando di costruire un futuro lontano dalla povertà, dall’odio e dalla guerra.

“L’operazione Triton – afferma Maramotti – è una misura scarsa, incapace di garantire il pattugliamento e non pensata per offrire soccorso. Il problema non può essere delegato agli stati che si affacciano sul Mediterraneo e derubricato alla mera sicurezza delle frontiere. Occorre una risposta compatta da parte dell’Europa: è nei paesi al di là del Mediterraneo che vanno costruite le condizioni per arginare, in modo strutturale, questi esodi, ma non certamente con interventi di tipo militare. La via del dialogo, dell’ascolto e della mediazione, caldeggiata in questi giorni anche dal Presidente Romano Prodi, è sicuramente quella da perseguire, altre strade porterebbero a un’esplosione del numero dei profughi”. Sul fronte dell’accoglienza Maramotti sottolinea come “accogliere queste persone significa per noi esprimere concretamente quella solidarietà invocata da Papa Francesco a commento di quest’ultima strage: ‘Sono uomini e donne come noi, fratelli nostri che cercano una vita migliore, affamati, perseguitati, feriti, sfruttati, vittime di guerre; cercano una vita migliore… Cercavano la felicità…”.

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Valerio Maramotti

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